L’evasione fiscale: ecco quanto ci costa
di Federico Giusti (con alcune note della Redazione di InTheNet)
Chi ha letto il rapporto della commissione Europea denominato Mind The Gap (1), inerente l’evasione fiscale?
Senza dubbio pochi saranno stati i lettori, specie nel centro destra ma anche nel mondo sindacale, altrimenti avremmo avuto levate di scudo contro la tassa piatta per il lavoro autonomo.
Non solo è ormai acclarato il silenzio assenso verso l’attuale sistema fiscale ma se la riduzione delle tasse doveva servire per recuperare i miliardi di Euro di evasione, alla fine la riduzione della stessa è stata senza dubbio inferiore alle aspettative.
Questo rapporto parla di un Paese, il nostro, in cui il lavoro autonomo presenta un’elevata percentuale di evasione delle tasse (da pagina 215). Si sa che le partite Iva, in Italia, sono più numerose che in altre nazioni ma il compito dello Stato avrebbe dovuto essere quello di misurare costi e benefici delle scelte politiche operate in materia di fisco.
Per essere diretti: le politiche in materia di lotta alla evasione, il sistema di agevolazioni, esenzioni e sgravi vigente è quello che serve al nostro Paese o resta inalterato per ragioni elettorali?
Nel 2022 l’evasione complessiva superava i 100 miliardi di Euro e, di questi, ben 37 erano dovuti ai mancati versamenti delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi (che, secondo il Rapporto, si traduceva in un gap, ossia un divario, tra il dovuto e l’effettivamente versato del 59,8%, ovvero un’evasione che superava oltre la metà del carico fiscale di dette categorie).
Non sono, però, solo gli autonomi a evadere le tasse: esiste un’economia sommersa assai complessa e intricata. Sempre secondo il Rapporto (che alleghiamo in calce all’articolo in inglese), “nel 2022, l’economia sommersa in Italia rappresentava il 20,2% del Prodotto Interno Lordo, secondo le stime riportate dal Parlamento Europeo. Ovvero quasi 3 punti in percentuale al di sopra della media dell’Unione Europea a 27 (17,5%)”. E ancora: “Secondo i dati ISTAT, nel 2023 l’economia sommersa nel suo complesso valeva 198 miliardi di Euro (circa il 10,2% del PIL), con un aumento in termini monetari di 15,1 miliardi rispetto al 2022”.
Di fronte a tali dati, non sarebbe opportuno mandare in ‘pensione la tassa piatta’ (2)? Non solo le progressive riforme che la stanno, nella pratica, attuando in tutti i settori, ma anche quella già consentita per le Partite Iva – che prevede la tassa piatta al 15% (ridotta al 5% per i primi anni di attività) fino a 85mila Euro di reddito (nel 2024).
Il sistema fiscale va rivisto: tre aliquote fiscali sono troppo poche, il fisco non equo e progressivo diventa ingiusto per le classi sociali popolari, il welfare pesantemente penalizzato si dimostra inadeguato – favorendo sanità privata e previdenza integrativa.
La scelta, poi, di rottamare le cartelle esattoriali o prevedere piani di pagamento diluiti nel tempo sono già stati criticati dalla Corte dei Conti durante l’audizione sulla Legge di Bilancio 2025, eppure anche questa voce non identificabile con il centro-sinistra è parsa inascoltata.
Del resto, l’Italia è lo Stato riesce a incassare appena il 17,7% dell’evasione che scopre (3). Innanzi tutto andrebbero vietati i condoni, come quello introdotto con il decreto 84 del 17 giugno 2025, che seppellisce l’evasione delle imposte sui redditi e l’Irap dal 2019 al 2023. In secondo luogo, vi è un eccesso di contenzioso tributario, ovvero “una parte significativa delle somme accertate non viene pagata immediatamente perché i contribuenti ritengono l’accertamento ingiusto o errato e decidono di contestarlo legalmente, bloccando di fatto il processo di riscossione” (4) – e sappiamo bene quanto sia lenta la giustizia civile nel nostro Paese. Infine, esiste il fenomeno delle Partite Iva ‘apri e chiudi’: ovvero “soggetti che aprono un’attività, non versano mai le imposte e poi la chiudono per riaprirla subito dopo con un’altra identità o ragione sociale collegata” (4). Ovviamente, in questi casi si può quasi parlare di frode, in quanto il soggetto debitore non esiste più o è di fatto impossibile rintracciarlo.
Ma se l’evasione corrisponde a 119 miliardi di euro, con questi soldi quanti interventi sociali sarebbero possibili? Decisamente tanti, troppi per non prendere atto della necessità di recuperare almeno parte delle somme indebitamente sottratte al Fisco. Sono soldi nostri, di noi contribuenti e di noi cittadini, non dimentichiamocelo.
(1)
(2) La cosiddetta flat tax è una proposta di riforma del sistema fiscale finalizzata a ridurre le attuali aliquote Irpef a una sola aliquota valida per tutti i contribuenti, venendo meno quindi ai dettami della nostra Costituzione che, all’Articolo 53, prevederebbe la progressività della tassazione
(3) https://www.laleggepertutti.it/740944_come-litalia-premia-gli-evasori-fiscali
(4) https://www.tgcom24.mediaset.it/tgcomlab/focus/perche-italia-non-riesce-a-riscuotere-tasse-evase_102747583-202502k.shtml
venerdì, 31 luglio 2026
In copertina: Particolare del documento pubblicato dalla Commissione Europea


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