Storica sentenza del lavoro in UK
di La redazione di InTheNet
In questi anni in cui Israele spende milioni di dollari per controllare la comunicazione social attraverso gli algoritmi e riscrive le risposte della cosiddetta ‘intelligenza’ artificiale, tentando una rilettura antirealistica e antistorica del sionismo, costringendo o blandendo i Governi occidentali a parificare l’antisionismo con l’antisemitismo e a giustificare, in questo modo, la Nakba del 1948, gli oltre 70 anni di occupazione dei territori palestinesi, le atrocità commesse dai colonizzatori israeliani e il genocidio perpetrato a Gaza, arriva una sentenza di appello del Tribunale del Lavoro britannico (EAT) che stabilisce come l’antisionismo e l’antisemitismo siano due concetti profondamente diversi. Mentre il secondo è la professione di quello che potrebbe qualificarsi come odio razziale o religioso, il primo è una posizione filosofica perfettamente legittima.
La sentenza poggia il proprio giudizio sull’Equality Act, un complesso di norme (anche precedenti), trasformato in legge nel 2010 che protegge gli individui da discriminazione, molestie e vittimizzazione sul luogo di lavoro ma anche a livello sociale.
Il caso preso in esame è stato quello del professor David Miller, e la sentenza rigetta l’appello presentato dall’Università di Bristol contro la sentenza di primo grado del 2024, anch’essa a favore dell’accademico e sociologo, il quale era stato licenziato senza giusta causa ma in quanto apertamente anti-sionista.
La sentenza è una pietra miliare del diritto dato che traccia a una netta distinzione (che il Governo inglese, come quello tedesco e di altri Paesi occidentali hanno cercato di cancellare) tra l’avere una posizione critica nei confronti dello Stato di Israele e l’odio contro gli ebrei. Una distinzione rivendicata sia da associazioni pro-palestinesi e comunità ebraiche anti-sioniste, sia da attivisti per le libertà civili. In breve: l’opposizione al sionismo, che è un’ideologia politica, non ha nulla a che vedere con i crimini d’odio contro un’etnia o una popolazione che professi la propria religione.
Al termine del processo, Miller ha tenuto a ribadire che l’anti-sionismo è ora una visione filosofica protetta dalla legge – e, ovviamente, questo potrebbe avere molte ricadute positive su chi, in questi anni, sta manifestando la propria disapprovazione, via social o in piazza, in articoli o in lectio magistralis, per il comportamento del Governo Netanyahu e dei suoi Ministri, o critica apertamente l’esercito e i colonizzatori israeliani per le violenze contro i palestinesi.
Miller ha scritto sul suo profilo X: “Abbiamo vinto su ogni singolo capo d’accusa. Questa è una umiliazione pubblica per il regime sionista genocidiario, le cui risorse in Gran Bretagna hanno costretto l’Università a licenziarmi e, poi, l’hanno trascinata in questo futile appello. La loro strategia legale è crollata. La loro campagna di pressione gli si è ritorta contro in maniera spettacolare. Grazie a tutti coloro che hanno creduto in me e mi hanno supportato. Questa è una vittoria per l’intero movimento anti-sionista. Una dichiarazione completa seguirà a breve. Dal Fiume al Mare la Palestina sarà libera!”.
Il video con la dichiarazione di David Miller:
https://x.com/i/status/2084603407776575753
venerdì, 28 agosto 2026
In copertina: Il professor Miller in una foto che appare anche sul suo profilo X


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