La Toscana non è solamente moli devastati* e struscio lungomare
di Luciano Uggè
Premessa. Il Ministero dei Trasporti, in extremis – ormai alcuni mesi fa – ha deciso di non fare i tagli programmati (fino al 70% delle risorse dal 2025 al 2028) per la manutenzione delle strade affidate alle province, restituendo agli enti provinciali i 350 milioni di euro destinati alla manutenzione e alla messa in sicurezza di gallerie e ponti, ma anche all’asfaltatura e al ripristino di vie ormai quasi non più percorribili. Il Ministro Salvini ha però voluto precisare che: “Ristoreremo i fondi…, ma dovranno essere spesi” dagli Enti locali perché, altrimenti, dovranno essere restituiti alla contabilità generale.


La Toscana investirà sulla Strada Ducale?
Tra i moltissimi interventi di cui ha bisogno la Regione – visti smottamenti, frane, cadute di massi e tracimazione di fiumi su strade altrimenti percorribili – uno ci pare particolarmente urgente anche per attrarre un turismo più ecosostenibile e meno sfruttato di altri in Toscana, ossia quelli dei cicloamatori e degli appassionati di trekking.
La Strada Ducale (identificabile in parte con la Provinciale 56 Valfegana, di competenza della Provincia di Lucca), inaugurata nel lontano 1824 e voluta dalla Duchessa Maria Luisa di Borbone, è lunga oltre 30 km e conduce fino al valico più alto degli Appennini Tosco-Emiliani, denominato Foce a Giovo – da cui dipartono poi sentieri che si inerpicano tra le vette più belle e selvagge della zona.
Autentica opera d’arte ingegneristica, gli ultimi 5 km toscani non sono stati asfaltati, mentre dal lato emiliano la strada è totalmente sterrata – ma non importa. Ciò che conta è partire da Borgo a Mozzano, dove si trova il famoso Ponte del Diavolo, e arrivare fino al Rifugio Casentini – proseguendo poi a piedi fino al passo panoramico, Foce a Giovo appunto, a 1674 metri sul livello del mare.
Lungo la strada percorribile in auto o in bicicletta, dal lato toscano, vi accorgerete che la stessa spesso è talmente stretta che a stento ci passano due veicoli, con molti tornanti di cui alcuni sovrastati da rocce che si sgretolano facilmente, in parte priva di guard rail, cosparsa di cartelli che avvertono di ‘caduta massi’, ‘ciglio franoso’ e ‘buche/cunette’. A Campo Buriano è possibile notare anche l’antico edificio della Dogana, completamente abbandonato e in disfacimento. Più oltre gli unici lavori che, negli anni, abbiamo visto fare con serietà, e che sono serviti alla messa in sicurezza del ponte poco prima del rifugio. Ma tutto ciò – se si riesce ad arrivare al valico – è compensato da una sere di percorsi trekking semi-deserti e, in luglio e agosto, da declivi ricoperti di mirtilli e alcune piante di lamponi. Oltre che dallo scenografico Passo Annibale, un magico nido d’aquila che va preservato e andrebbe valorizzato come uno dei punti più panoramici dell’intero Appennino Tosco-Emiliano.
Speriamo che, nel 2026, si facciano finalmente i lavori sulla Strada Ducale perché, a fine estate e con i colori autunnali a striare di rosso e oro le vallate di mirtilli, viene voglia di ricominciare a salire sulle cime di uno tra i luoghi più solitari e affascinanti di una regione che la montagna non la conosce e, spesso, ne sottovaluta la bellezza incontaminata.
* Si veda: https://tg24.sky.it/cronaca/2025/01/29/nave-incagliata-pontile-marina-di-massa-foto. Sebbene ormai gran parte del pontile sia stato restituito alla cittadinanza, dopo oltre un anno i lavori di ripristino non sono ancora stati terminati
venerdì, 28 agosto 2026
In copertina e nel pezzo: L’Appennino Tosco-Emiliano, foto autunnali della Redazione (vietata la riproduzione)


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