La parola pane
di Emilio Nigro
La poesia: codice di affidamento dell’istinto al linguaggio e alla prossimità. Non solo tratto d’unione tra spiriti confinati dal corpo, attraversamento ulteriormente, compenetrazione, restanze. L’altro e l’uno da te. L’altro e l’uno da sé.
Nel lessico lirico della Mearini, la sintassi collima al ritmo a chiarificare senso e mistificare dialetticamente il significante.
“Le geometrie elementari non fanno parte della costellazione delle parole in cui si muove la scrittura poetica dell’autrice che gioca sapientemente a confondere gli istanti vissuti in un puzzle dove ogni elemento può essere sovrapposto a immagini che sono sia il presente che il passato…”, si legge in quarta di copertina. E in effetti allo sguardo in ausculto di qualsiasi lettore non può sfuggire il pungolo dell’emotività immediata del verso, i chiaroscuri delle acque-forti del cadenzare canto lento, entrare e uscire intimamente nel momento e nel lascito della fruizione.
Elena Mearini è autrice di narrativa e poesia. Fondatrice direttrice e docente della Piccola Accademia di poesia a Milano. Proprietaria della Marco Saya Editore, ha all’attivo otto romani e quattro raccolte di poesie, pluripremiata (Candidata al Premio Campiello e allo Strega, fra l’altro).
A molti giorni da ieri esce nel 2024 per Marco Saya Editore, settanta pagine e altrettante poesie. Dedicato ai nonni, “che si presero cura dei miei anni a molti giorni da ieri”.
E di rimembranze, attuali, di memorie riemerse e non solo evocanti ma caratterizzanti l’itinere presente è colmo il volume, coordinato involontariamente da un invisibile legaccio di strali a farne un corpo solo. Intimità e quotidianità, inserimento di elementi urbani e metropolitani speculari a territori interiori imperscrutabili altrimenti dallo scandaglio del poeta. Ai poeti spetta il sacrificio di inabissarsi per portare luce alla folla attorno indaffarata e la Mearini testimonia con questa raccolta il fatale (nel senso di discernimento del fato) compito, eludendo dalla fatuità dell’io tanto caratterizzante la contemporaneità poetica, non confondendosi con il barocchismo prosaico del mainstream da schermo, scheggiando delicatamente una voce tanto limpida quanto tagliente.
“Ti affidi al tutto al nulla
cerchi la mano del vento
l’occhio della terra
qualcosa di umano
che non sia l’uomo –
cammini sapendo
che farai tardi
perderei il tempo
scivolando
nella periferia del senso
a casa ti chiederanno
dove sei stato
risponderà l’altro da te
con la bugia di tutti”.
L’evitamento di maschere adatte al consenso, dunque, non tradire tradizione fonetica e sintattica di un riconoscibile tratto correntizio a cui anteporre una presa di posizione netta, nitida: il verso autosufficiente, l’immagine plastica, il ‘mal di vivere’ non sincronizzato a feticcio univoco e universale ma fatto fiorire dal verso libero e liberato. Una misticanza di metropolitano e intimo, incursioni di strofe nel via vai giornaliero, la sospensione appartenente non tanto all’accumulazione ma alla sinestesia, al litote, all’incastro di parole d’uso di cui la malia frescheggia nell’accordo (armonico).
“forse la città
in qualche angolo
suda preghiera”.
Cerca silenzio l’autrice, lontana dai clamori massmediatici e ruffiani, s’affida alle cose mute, silenti, alle memorie di voci sepolte, familiari.
“Era spina nella carne
la tua parola magra sottile
ago vegetale infisso
al primo strato di pelle”.
E contrariamente all’idea del poeta alienato e baudeleriano, la Mearini presenzia, pur schivando, i moti della comunità poetica, non riducendosi, come i molti, a portatori di pass con stampato un nome che non dice niente, nemmeno atteggiandosi a foggia di vana figura, piuttosto attiva perché muove ciò che le appartiene, cosa il destino ha deciso a conformità naturale, cosa struttura l’azione traduttrice del pensiero. E le ombre sono lunghe… di conseguenza:
“Ti è mancato il cielo
quando a tavola
tutti fissavano il piatto
e nessun occhio
ha cercato il tuo nome
anche il pane
può spezzare la pace – (…)”
Quelle ombre dovute a un’identità portata con fierezza, non pieghevole agli inchini di corte.
Affreschi su condizione umana A molti giorni da ieri, declinata da un noi, piuttosto dalla prima persona. Il balsamo sulle ferite unite a punti flebili e schiuse, il ragguaglio dei diversi, il monito della maggioranza deviante all’abbandono del conformismo di consumo. Nessuna pedagogia, nemmeno un discostamento, piuttosto il nitore degli organi interni e invisibili, e dei relativi suoni, resi palpabili.
Irrinunciabile.
A molti giorni da ieri
di Elena Mearini
Marco Saya Editore, 2024
Collana Poesiaoggi
pagine 74
Euro 12,00
venerdì, 2 ottobre 2026
In copertina: Particolare (per ragioni di layout) della copertina del libro


Blow-up
E per ultimo arrivò il silenzio
La nave dei folli
L’Ultima spiaggia
Morire di sonno
La morte degli ideali