Il Ministro Lavrov liquida l’operazione false flag come: «La più cinica farsa»
di (e traduzione di) Simona Maria Frigerio
Il documento presentato all’Onu, in inglese (e che potrete leggere in fondo all’articolo) ha, purtroppo, un titolo che cade nel tranello dell’effetto e rischia, in questo modo, di essere additato come propaganda russa e non contro-informazione. In fondo, è capitata la stessa cosa con i BioLab statunitensi: molto pubblicizzati da Mosca e da Russia Today, liquidati come Minculpop russo dai media occidentali, e poi confermati indirettamente da Tulsi Gabbard, quando ormai la notizia era diventata ʻvecchia’ – perdendo appeal. Speriamo che con questo Dossier non si replichi perché il contenuto è da analizzare seriamente.
Pur non avendo noi i mezzi per affermare che lo stesso corrisponda al vero, vi invitiamo a leggere in particolare quanto riportato sui metodi di falsificazione circa la cosiddetta strage di Bucha, utilizzati da Kyiv. Gli ucraini avrebbero incluso tra i civili uccisi dalle Forze armate russe, dei militari (ne sono elencati diversi, tra i quali Evdokimenko Alexander Nikolaevich, a pagina 9); dei volontari che hanno preso parte alle azioni armate o hanno fabbricato ordigni (come, a pagina 11, Bondar Alexander Vladimirovich e Sharava Alexander Anatolyevich); e perfino degli anziani deceduti per malattia (a pagina 12, ad esempio, una certa Semenyuk Galina Alexandrovna, 68enne, morta per cancro).
Da pagina 15, invece, si leggono le testimonianze della presunta messa in scena a Bucha e in altre località. Sebbene non possiamo verificarle come Redazione, ci ha particolarmente colpiti quella di Nikolay Yurievich Dudukin (a pagina 15) perché l’accusa ha il medesimo sapore amaro di quella mossa dai gazawi contro l’Idf: usare la distribuzione di acqua potabile (o cibo) per uccidere i civili che accorrono – nel caso dei palestinesi, finalmente confermata dal documentario Naza.
Ma non solo. Anche i dossier desecretati dal Canada circa la guerra in Bosnia (1) propongono molti schemi che sembrano ripetersi nella rappresentazione massmediatica occidentale dell’Operazione Speciale russa. In primis, l’intervento degli States per far fallire i negoziati di pace portati avanti dalla UE nel 1992 in Bosnia pare fotocopiato dall’intervento dell’ex Primo Ministro Boris Johnson per minare l’accordo di Ankara tra Zelensky e Putin. In secondo luogo, “le operazioni false flag documentate dai canadesi nel 1994, prevedevano che: ‘i musulmani posizionassero la loro artiglieria in prossimità degli edifici dell’Onu e ad aeree sensibili, quali ospedali, nella speranza che la risposta dell’artiglieria serba colpisse tali siti sotto lo sguardo dei media occidentali’”; il che ricorda da vicino la tattica degli ucraini di posizionare i mortai sui tetti delle abitazioni civili dei propri connazionali per accusare la Russia di colpire zone residenziali. E terzo, le messinscene orchestrate dai musulmani bosniaci sembrano prove generali. “Per quanto riguarda il massacro di Markale – il bombardamento del mercato del 5 febbraio 1994, durante l’assedio di Sarajevo, che provocò 68 morti e 144 feriti – sebbene attribuito ai serbi bosniaci”, i documenti desecretati testimoniano i dubbi dei canadesi: “incluso il fatto che i giornalisti fossero portati sulla scena così velocemente” e si rilevasse “la presenza visibile dell’esercito musulmano nell’area”. Possiamo intravvedere, anche in questo, delle somiglianze con quanto affermano i testimoni nel dossier russo circa il comportamento dell’esercito ucraino e dei mass media internazionali?
Commento del Ministro degli Esteri russo
Riguardo al Dossier, presentato alle Nazioni Unite, apprendiamo da un articolo della Tass del 22 settembre che il Ministro degli Esteri russo, Сергей Лавров, ha affermato durante il Forum Internazionale Dialogue about Fakes 4.0, che l’Occidente “ha nutrito una generazione che crede nei cliché anti-russi più folli” e ha aggiunto: “è difficile che il Segretariato delle Nazioni Unite offra un’assistenza costruttiva riguardo all’operazione sotto falsa bandiera di Bucha”.
Su Bucha abbiamo scritto già alcuni articoli (2) nei quali esprimevamo le nostre perplessità al riguardo (così come sul famoso missile di Kromators’k, 3), ma secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa, il Ministro Лавров ha accusato espressamente il Segretario uscente dell’Onu di “essere francamente confuso nelle proprie dichiarazioni. Ha affermato a un certo punto di possedere informazioni a portata di mano circa le vittime e i loro nomi reali, ma erano confidenziali e soggette ad alcune regole interne del Segretariato – ma nessuno ci ha mai mostrato dette regole. Successivamente ha detto di non possedere tali informazioni e, ancora più avanti, ha asserito che i parenti dei deceduti erano contrari a che si rivelassero le stesse – quando nessuno conosce né i nomi né i parenti delle vittime. Questo è un fatto davvero sorprendente”.
Più oltre la Tass riporta che lo stesso Segretario António Guterres ha presenziato a una tra le commemorazioni annuali che si tengono di fronte al Memoriale eretto per le vittime di Bucha, nel 2023, dal regime di Kyiv. Lì, dove si recano anche esponenti della Nato, regolarmente ripresi dalle telecamere, il Segretario, secondo il Ministro Лавров, non avrebbe colto il senso reale di tale situazione: “Una lista è apparsa sul Memoriale – ed è periodicamente aggiornata – con nomi che, secondo Guterres, non dovrebbero essere condivisi con noi. Eppure, sono scritti sul Memoriale in qualità di civili”.
Secondo quanto affermato dai collaboratori del Presidente Zelensky tutti i nomi delle vittime di Bucha, riportati sul Memoriale, apparterrebbero a civili. Ma secondo il Ministro russo questa sarebbe una menzogna: “Basandoci solamente sui dati open-source, è stato stabilito che sul Memoriale sono elencati i nomi di dozzine di individui che erano militari e ufficiali ucraini, membri delle cosiddette unità di difesa, della polizia, e della Guardia Nazionale, così come combattenti del movimento nazionalista Azov (considerato dalla Russia un’organizzazione terroristica – vietata)”.
Il Ministro degli Esteri, sempre da quanto riportato dall’agenzia di stampa russa, avrebbe affermato: “Mentre ero a New York nel bel mezzo dell’impasse nelle relazioni con il Segretario Generale dell’Onu, António Guterres, ho apertamente invitato i giornalisti accreditati e i rappresentanti dei principali media internazionali alle mie conferenze stampa. Conosco la maggioranza di loro molto bene. Gli ho chiesto di rammentarsi dell’orgoglio per la loro professione e di condurre un’inchiesta giornalistica onesta. Nessuna reazione. Sembra che ai reporter sia stato detto qualcosa”.
In ogni caso, alcune organizzazioni starebbero cercando di scoprire la verità su quanto accaduto a Bucha in maniera indipendente.
Il ruolo dell’informazione e del mondo della cultura
Il Ministro degli Esteri russo ha anche sottolineato come sia l’industria dell’informazione sia quella dell’entertainment da lungo tempo promuovano i peggiori cliché anti-russi. In Italia, del resto, quasi tutti i quotidiani (sebbene sempre meno letti) sono nelle mani di un pugno di editori: il Corsera e la Gazzetta dello Sport sono controllati da Cairo (così come La7); gli Agnelli-Elkann possiedono il Gruppo Gedi, a cui fanno capo La Repubblica e La Stampa; il Gruppo Caltagirone ha in mano Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino e Leggo; la famiglia Monti Riffeser controlla Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno; Fininvest (oltre alle reti televisive in chiaro e a pagamento) possiede Il Giornale; mentre da sempre Confindustria è proprietaria de Il Sole 24 Ore. Mantengono una dose di indipendenza La verità e Panorama, con azionista di maggioranza Maurizio Belpietro; e Il Fatto Quotidiano edito da SEIF, società quotata in borsa. Per quel che riguarda i restanti canali televisivi, la statunitense Warner Bros, attraverso Discovery Italia, ha acquisito Nove; e la Rai è lottizzata dai partiti – né più né meno di quanto lo sia stata nell’ultimo mezzo secolo.
Del resto, come si può ancora credere all’informazione italiana sui fatti di Bucha, dopo le continue fake sui droni russi? Denunciate, queste ultime, anche dai colleghi de Il Fatto (4), che sembrano quasi tradurre in italiano le accuse del Ministro Лавров: “La spinta principale della politica dell’informazione in Occidente è quella di escogitare una fake, farla esplodere come una catastrofe globale in pochi giorni, e contemporaneamente bloccare l’accesso a informazioni alternative riguardo a uno specifico fatto che è stato reso sensazionale” – pratica, questa, sperimentata e rodata al meglio già in epoca pandemica. E conclude: “Passano uno, due o tre giorni, e la news finisce nelle ultime pagine”. Poi la gente dimentica, e il gioco può ricominciare daccapo.
Nel frattempo si cancella la cultura russa, licenziando direttori d’orchestra o facendo saltare eventi con prime ballerine o pianiste ai massimi livelli, cosicché il ‘mito’ di una Russia in un certo senso ‘barbarica’ possa affermarsi completamente almeno a livello di giovani generazioni – che, magari, non hanno mai assistito alla rappresentazione di un Лебединое озеро (Lago dei Cigni) o di uno Дядя Ваня (Zio Vanja), letto Преступление и наказание (Delitto e castigo) e men che meno sono andati al cinema a vedere un film di Андрей Тарковский (Andrej Tarkovskij).
- https://www.inthenet.eu/2023/04/14/i-serbi-sono-cattivi-e-gli-ucraini-buoni/
- https://www.inthenet.eu/2022/04/06/la-verita-vi-prego-su-bucha/
- https://www.inthenet.eu/2022/04/10/la-guerra-della-propaganda/
- https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/28/droni-russi-propaganda-bellicista-fake-news-notizie/8520550/
venerdì, 9 ottobre 2026
In copertina: Il Ministro degli Esteri Сергей Лавров con il Presidente Влади́мир Пу́тин (7 luglio 2017), foto tratta da Wikipedia


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