La lettera che non ti ho mai scritto
di Simona Maria Frigerio
Caro nonno,
«Arriverà Peppone», mi dicevi quando ero una bambina, sorridendo con gli occhi che sembrava presagissero quel futuro rosso – con tanto di falce e martello – con la medesima concupiscenza di un topo al pensiero del suo pezzetto di gruviera. E il tuo pezzetto di felicità era quell’Unione Sovietica che sono grata al fato non vedesti crollare.
In questi anni di reflusso, anche gastrico ma soprattutto politico – sempre che il primo non dipenda dal secondo – ne ho viste di tutti i colori. Come cantavano i 99 Posse, che erano a Genova nel 2001 come me, i rafanielli (rossi fuori e bianchi dentro) sono diventati zapote (verdi fuori e neri dentro). Il Pci si è disciolto – ma non al sol dell’avvenire; e gli ucraini non sapendo su cos’altro abbattere la scure della censura, hanno proibito Katjuša – che tu mi cantavi ogni anno il 25 Aprile e in tutto il Giambellino risuonava «Fischia il vento…».
Allora a te e a me sembrava facile capire chi era un fascista, cosa la Resistenza e per quale ideale avevate mangiato patate e pettini per anni – l’eufemismo preferito dalla nonna, che usava ‘pettini’ al posto di ‘pidocchi’. Allora la Resistenza era quella dei partigiani così come dei palestinesi. C’era chi aveva occupato la nostra terra, i nazisti, e la loro, i sionisti. Ed era il nostro imperativo categorico (col permesso di Kant, che allora manco sapevo fosse mai esistito) combattere per liberarsi dell’occupante. Tutto così chiaro. Netto come fosse stato tagliato con l’accetta.
Ma adesso, caro nonno, nel 2026, è arrivato il tempo del bisturi, delle sottigliezze, dei ricami della retorica. E d’un tratto mi ritrovo su un social – una cosa inutile, nonno, che serve ad allontanare le persone, facendo loro credere di avvicinarle – e uno scrittore che credevo un ‘compagno’ (quando quella parola aveva ancora un senso) parifica chi resiste all’occupante.
La forza politica di Hamas sarebbe la dittatura fascista (come ai tempi dello Sinn Féin e dell’Ira, mi verrebbe da pensare, nonno) e predica che, come ci volle una sconfitta militare all’Italia per liberarsi dal Fascismo, occorre la sconfitta dei Gazawi e dei Palestinesi perché possano liberarsi di Hamas. Così Israele, l’occupante, il Governo genocida e fascista – che martoria quella terra da quasi 80 anni e massacra decine di migliaia di civili, ammazza oltre 20mila bambini, disumanizzandoli come fece Hitler con gli ebrei – passa per l’URSS, nonno, che liberò l’Europa dal nazi-fascismo, e i pochi ebrei ancora vivi, spoglie di se stessi in attesa di una camera a gas, dai lager.
A volte, nonno, mi viene voglia di arrendermi. Di gettare la spugna. Di smetterla di scambiare mulini a vento per giganti e questi greggi di pecore per eserciti schierati in battaglia. Mi viene voglia di fare un rogo in giardino e bruciare quei libri. Ma come si fa a cancellare parole che ormai hai stampate nell’anima per l’ultima ora: “Il peso della farfalla gli era rimasto finito sopra il cuore, vuoto come un pugno chiuso”? E allora penso che invecchiare è davvero la peggiore malattia, come mi ripetevi sempre – quando mi baciavi sulla fronte e non sulle guance per non trasmettermi la tua vecchiaia. E non perché si perde la baldanza fisica ma perché si dimenticano gli ideali, ci si abbandona alla corrente senza più la forza di resistervi. È così facile scambiare un’epopea per un libro sacro e, a furia di leggere, si dimentica la vita, il rispetto e l’amore per il piedino di un neonato: e mi tornano alla mente le immagini di tutti quei neonati gazawi morti, accanto alle incubatrici private dell’energie elettrica…
Resistere o abbandonarsi alla corrente?
Sai nonno, non so se il Che – prima di morire – disse le parole del film di Soderbergh: ma io voglio crederci. A quelle sì. E alla domanda dell’aguzzino che, guarda caso, credeva in un Dio: «Lei non crede in niente, Comandante?», rispondere: «No, io credo nell’uomo».
Dodicesimo racconto inedito della serie Allegoria della morte.
I precedenti:
venerdì, 7 agosto 2026
In copertina: Foto di Hosny Salah da Pixabay


E per ultimo arrivò il silenzio
La nave dei folli
L’Ultima spiaggia
Morire di sonno
Niente è più bello che tornare a casa
Illuminazione al contrario