Pesante sentenza dell’Aia: 25 anni di reclusione all’ex Presidente kosovaro
di La Redazione di InTheNet (traduzione di Simona M. Frigerio)
Premessa. Esiste una Risoluzione (una delle tante: disattese se non compiacciono gli US, immediatamente poste in vigore se li aggradano), la 1244, non tanto dell’Assemblea Generale (che ormai, per l’influenza che esercita, sembra un torneo di burraco) ma addirittura del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, datata 10 giugno 1999, che “riconosce formalmente l’integrità territoriale e la sovranità della Repubblica Federale di Jugoslavia (di cui la Serbia è il successore legale) sul Kosovo”.
Come sappiamo il Kosovo, al contrario, è diventato una specie di governatorato statunitense e ospita Camp Bondsteel, una tra le più grandi e importanti basi militari degli Stati Uniti e della NATO in Europa. I serbi restano i ‘mostri’ per eccellenza, anche se documenti canadesi desecretati, nel frattempo, dimostrerebbero il contrario (1). E la situazione tra serbi e albanesi in questi anni non è stata risolta ma, al contrario, la minoranza serba (e quella Rom), in Kosovo, continua a subire una vera e propria ‘pulizia etnica’- come denunciato, tra gli altri, da Veton Surroi, intellettuale albanese kosovaro (2).
In queste settimane, nonostante il clima slavofobico ormai imperante in tutta Europa, le Camere specializzate per il Kosovo, presso un Tribunale all’Aia istituito nel 2015 e costituito da giudici e avvocati internazionali, il cui compito è quello di giudicare – sulla base del diritto kosovaro – i casi di crimini di guerra riguardanti alcuni ex appartenenti all’UÇK (poi datisi alla politica) ha finalmente emesso le sentenze di primo grado. Sentenze pesanti: 25 anni ad Hashim Thaçi (che è stato anche Presidente del Kosovo dal 2016 al 2020); 18 anni per Kadri Veseli (Presidente dell’Assemblea della Repubblica del Kosovo, dal 2014 al 2019); 25 anni per Jakup Krasniqi (Presidente ad interim del Kosovo per alcuni mesi nel 2011); e 13 anni di reclusione per Rexhep Selimi (ex parlamentare e leader del Vetëvendosje, partito con tendenze social-democratiche).
Nonostante le rimostranze e le manifestazioni tenutesi a Pristina, va detto che proprio a causa del rischio di intimidazione nei confronti dei testimoni, le deposizioni si sono dovute tenere a porte chiuse.
Tra i crimini di guerra di cui è stato ritenuto colpevole Hashim Thaçi, ricordiamo l’uccisione di 96 oppositori politici, la detenzione illegale di 385 persone, la tortura di 303 e il trattamento crudele di 49 individui. Secondo i giudici, nessuna tra le vittime è stata mai coinvolta direttamente nei combattimenti tra serbi (kosovari) e albanesi kosovari. Il giudice, Charles Smith, ha affermato che Thaçi ha partecipato e incoraggiato una serie di crimini avendo un piano preciso che prevedeva: “la creazione di strutture di detenzione in tutte le zone controllate dall’Esercito di Liberazione del Kosovo; l’identificazione degli individui percepiti come oppositori dello stesso; la loro incarcerazione e, se necessario, la loro uccisione”.
Le vittime, sempre secondo le testimonianze e le sentenza, erano detenute “in condizioni inumane, picchiate, rinchiuse in celle minuscole e non era fornito loro cibo sufficiente né cure mediche”.
Ricordiamo che l’accusa aveva chiesto 45 anni di reclusione per Hashim Thaçi e gli altri tre accusati ma i giudici hanno negato sei capi d’accusa per crimini contro l’umanità dato che, secondo loro, la Procura non sarebbe stata in grado di dimostrare che quanto accaduto “era parte di un piano sistematico di attacco contro la popolazione civile nel suo complesso”.
I condannati potranno, ovviamente, ricorrere in appello. Ma, al di là che delle sentenze definitive (che forse arriveranno quando gli imputati saranno già deceduti), ciò che emerge è che la narrazione univoca dei serbi ‘cattivi’ comincia a scricchiolare. Peccato che la verità storica e quella giudiziaria, come sempre, abbiano tempi troppo lunghi rispetto alla velocità con la quale cambia lo scacchiere geo-politico mondiale.
(1) https://www.inthenet.eu/2023/04/14/i-serbi-sono-cattivi-e-gli-ucraini-buoni/
(1) https://www.balcanicaucaso.org/cp_article/serbia-kosovo-follia-cosmopolita-2/
venerdì, 9 ottobre 2026
In copertina: Ritratto ufficiale di Hashim Thaçi, nel 2016 (Pubblico Dominio)


Elezioni in Russia. La testimonianza di Angelo D’Orsi
Presentato all’Onu il Report russo su Bucha
Basta con le polemiche su Naza
BRICS 2026: Senza la sicurezza, la pace è impossibile
BRICS 2026: multipolarismo, riforma dell’Onu, della Banca Mondiale e dell’FMI
Il costante ricorso al Quinto Emendamento