Interesse nazionale, economia mista, giustizia sociale
di Luciano Uggè (traduzione di Simona Maria Frigerio)
Il nuovo Primo Ministro bulgaro, Rumen Radev, dopo una carriera militare nell’aviazione, nel 2016 ha vinto le elezioni presidenziali, come candidato indipendentemente appoggiato dal Partito Socialista (BSP) ed è stato riconfermato nel 2021. A marzo 2026 ha dato le dimissioni dal mandato per trasformarsi nel leader della coalizione Bulgaria Progressista nelle elezioni parlamentari appena tenutesi, che ha vinto con il 44,6% dei voti, ottenendo la maggioranza assoluta in parlamento con 121 seggi e potendo, di conseguenza, formare un Governo senza bisogno di alleati coi quali scendere a compromessi. Da notare che l’affluenza al voto è risalita da meno del 35%, del giugno 2024, a oltre il 51%.
Il Primo Ministro si troverà di fronte a una situazione complessa. Per quanto riguarda la politica economica, oltre al problema della corruzione, lo scorso gennaio la Bulgaria è entrata nell’Eurozona, il che ha portato (come in Croazia o Grecia, e come prevedibile) a un’inflazione crescente a fronte di salari e pensioni insufficienti – addirittura i più bassi dell’intera UE. Inoltre, nel 2025, le destre al Governo negli ultimi 10 anni sono riusciti a introdurre una ‘riforma’, che lega i sussidi di disoccupazione a un’attiva ricerca di lavoro – una scelta ufficialmente motivata da un presunto impegno della UE, di più ampio respiro, per una ‘transizione climatica sociale’. Al di là della dietrologia made in Bruxelles, il provvedimento – su una popolazione di circa 6 milioni e mezzo di abitanti – ha impattato sulla sopravvivenza di oltre 350.000 famiglie, che dipendono dai sussidi statali. Tra essi, le comunità Rom, i genitori single, le persone disabili e gli anziani. Ovviamente, senza un mercato del lavoro dinamico, uffici di collocamento efficienti, trasporti pubblici per chi abiti in piccoli centri urbani, reali opportunità di riqualificazione e reinserimento, un tale provvedimento ha avuto e avrà solo ricadute negative, aumentando povertà e marginalizzazione.
In questo scenario, come scrive The Sofia Globe, il nuovo Primo Ministro avrebbe promesso, per quanto riguarda la corruzione, di voler impedire che gli oligarchi abbiano accesso alle finanze pubbliche e, nel contempo, di voler migliorare la concorrenza “liberando il settore privato dal racket degli oligarchi”. Avrebbe altresì affermato l’importanza di una magistratura inquirente indipendente (al contrario dei tentativi referendari nostrani); di riforme nei servizi di intelligence del Ministro degli Interni; e, in maniera quasi rivoluzionaria, ha “promesso trasparenza nella proprietà dei mass media e di supportare il giornalismo investigativo” (quello che, in Italia, si cerca di affossare con le querele temerarie).
Sempre secondo The Sofia Globe, il Premier avrebbe ventilato l’istituzione di un “Ombudsman (1) per gli investimenti”, oltre a “reinvestimenti della tassazione sugli investimenti, l’uso dell’IA per controllare la spesa pubblica, la digitalizzazione dei processi amministrativi, e l’espansione degli affari del Paese in nuovi mercati, quali gli US, il Nord Africa, il Medio e l’Estremo Oriente”.
Radev – sempre nel corso della presentazione del programma – avrebbe parlato di “infrastrutture moderne; energia a basso costo; la lotta contro la povertà, la risoluzione della crisi demografica – assicurando che i bambini bulgari abbiano accesso a un’educazione di qualità; la riduzione della spesa sostenuta dai cittadini per le cure mediche; la protezione della natura grazie a un equilibrio tra sviluppo e conservazione” (2). In breve, Radev avrebbe quali obiettivi prioritari il rafforzamento della sanità pubblica, un aumento delle pensioni, un’economia mista (Stato/privato), e gli interessi dei propri connazionali.
Per quanto riguarda gli Esteri, ricordiamo che Radev ha condannato l’Operazione Militare Speciale russa in Donbass ma si è finora opposto al supporto militare dell’Ucraina e ha invitato, come Presidente, a mantenere relazioni con la Russia “basate su mutuo rispetto ed eguaglianza di trattamento” (frase che il Presidente Putin e il Presidente Xi Jinping ripetono spesso). Inoltre, ha obiettato sul patto di difesa decennale – tra Ucraina e Bulgaria – siglato dal precedente Governo. Si è, inoltre, opposto alle sanzioni europee e, soprattutto, alla decisione di Bruxelles di interrompere le importazioni di gas russo a partire dal 2027. Su questo punto, anche l’AD di Eni, Caudio Descalzi, ha espresso la necessità di evitare tale passo, se non si vogliono subire pesanti contraccolpi a livello energetico (e, di conseguenza, industriale ed economico). La Russia, dal canto suo, viste le continue sanzioni unilaterali europee e l’apertura di nuovi mercati (anche a causa del blocco imposto dagli States alle navi in transito per lo Stretto di Hormuz), ha già annunciato che da oggi, interromperà le forniture di petrolio kazako, attraverso l’oleodotto Druzhba, a una raffineria chiave che rifornisce la Germania Orientale.
Di fronte alle posizioni pragmatiche di Radev – che mette al primo posto il benessere dei suoi elettori (e di chi altri, in una democrazia, se no?), Vessela Tcherneva, vicedirettrice dell’European Council of Foreign Relations (3), ha affermato che “è difficile che Radev diventi così destabilizzante nelle relazioni all’interno dell’Unione Europea, come era Viktor Orbán, il Primo Ministro ungherese, che è stato sonoramente battuto alle elezioni del 12 aprile”, e ha aggiunto: “Dopo la sconfitta di Orbán […], Radev non avrà alcun punto di riferimento intorno al tavolo del Consiglio Europeo per porre alcun veto”. E ha concluso: “Con la crisi economica imminente, non rischierebbe di veder congelati i fondi della UE” destinati alla Bulgaria. In pratica, Bruxelles ancora una volta – come per l’Ungheria – ricatterà un Paese perché accetti la sua politica economica che Tcherneva già ammette ‘candidamente’ porterà a una grave crisi economica (per l’intera Europa)? Sono questi i valori sui quali si fonda l’Unione Europea, governata da una Commissione di membri non eletti e che sta perseguendo una politica suicidiaria per i cittadini europei?
Vi lasciamo con le parole con le quali si è congedato lo stesso Radev, dopo la vittoria: “Una Bulgaria forte e un’Europa forte necessitano di pensiero critico e pragmatismo. L’Europe è caduta vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo con nuove regole”.
(1) Figura presente in molto Paesi del Nord Europa, ovvero funzionario incaricato di indagare sulle denunce dei cittadini verso la Pubblica Amministrazione
(2) Brani del discorso tratti da The Sofia Globe
(3) Think tank paneuropeo, fondato nel 2007
venerdì, 1° maggio 2026
In copertina: Il ritratto ufficiale di Rumen Radev (particolare per ragioni di layout). CC BY 2.5 bg

