I lavoratori e le lavoratrici dei beni culturali
di Federico Giusti (con il comunicato degli Art Workers in relazione allo sciopero generale)
Dopo lo sciopero del mondo della cultura del 12 giugno scorso, cerchiamo di capire cosa sta accadendo nel settore.
Il variegato mondo dei beni culturali è stato colpito più di altri dalle logiche di austerità. Progressivamente si è affermato il sistema degli appalti al massimo ribasso per la gestione dei servizi, oltre a fenomeni a dir poco preoccupanti come il volontariato mascherato – ossia servizi, o porzioni degli stessi, dati ad associazioni che utilizzano come bassa manovalanza uomini e donne senza regolare contratto di lavoro, appassionati della materia e trasformati all’occorrenza in guide, docenti, addetti al book office e con altre, innumerevoli, mansioni. Desta preoccupazione il crescente ricorso ad associazioni di volontariato alle quali anche gli Enti locali affidano attività e servizi – volontariato che asseconda la logica del risparmio sostituendosi a personale regolarmente contrattualizzato e adeguatamente formato. Quando si parla della scomparsa di posti di lavoro in certi casi dovremmo fare i conti con questa annosa situazione e con il ruolo regressivo del terzo settore.
Questo meccanismo di sostituzione del personale contrattualizzato con il volontariato impoverisce la qualità del servizio contribuendo allo svilimento del patrimonio artistico e culturale – per quanto molti volontari operino in buona fede, al contrario di chi sta a capo dell’associazionismo e di quanti, nel pubblico, scientemente cercano la minor spesa spacciandola come scelta obbligata per la sopravvivenza del settore dei beni culturali.
In numerosi musei abbiamo lavoratori statali che operano a fianco di personale delle cooperative, quest’ultimo magari presenta livelli di istruzione e specializzazione maggiori ma percepisce salari decisamente più bassi.
Per quanto riguarda gli appalti, alcune delle principali conseguenze delle esternalizzazioni sono le seguenti. In primis, la precarietà lavorativa, aggravata dalla stagionalità turistica, che non produce benessere per coloro che vivono nelle città storiche né garantisce loro un adeguato respiro culturale; in secondo luogo, lo sfruttamento dei lavoratori, assunti con tipologie contrattuali fortemente limitative dei diritti e profondamente invasive della vita personale; terzo, la richiesta di requisiti altamente specialistici a fronte di contratti e stipendi inadeguati; quarto, l’applicazione di contratti peggiorativi e di CCNL che hanno poco o nulla a che vedere con il lavoro nei beni culturali. Infine, ma non meno importante, il grave tema della sicurezza nei luoghi di lavoro: postazioni non idonee e condizioni insufficientemente tutelate rappresentano un problema drammatico generato dal sistema degli appalti. Facciamo presente che molte strutture museali attendono da anni ristrutturazioni, ampliamenti per ospitare nuove sale, una riorganizzazione degli spazi che permetta di valorizzare il patrimonio custodito. Abbiamo toccato con mano situazioni paradossali tra assenza di spogliatoi, microclima inadeguato, e questo solo per limitarci al tema della sicurezza.
È quindi necessario interrogarsi seriamente su appalti, contratti, tipologie lavorative disconosciute, su professionisti mortificati e relegati in spazi marginali, spesso lontani da sguardi indiscreti che potrebbero portare alla luce le reali condizioni di vita e di lavoro di chi opera nei musei e, più in generale, in tutto il settore culturale: dai teatri alle biblioteche, dagli archivi alle guide turistiche, fino al settore editoriale. Un sistema che finisce per trasformare tante e tanti in manodopera sottopagata.
Il rapporto tra beni culturali e offerta turistica andrebbe poi affrontato con serietà e non essere confinato prevalentemente ai cinque mesi della stagione estiva. Le amministrazioni dovrebbero impegnarsi a garantire continuità e maggiore visibilità al patrimonio artistico e culturale, puntando su una promozione di alta qualità durante tutto l’anno – con mostre di valore scientifico, eventi culturali, attività laboratoriali permanenti nei musei, capaci di generare un interesse costante. Ciò favorirebbe non solo la maggiore stabilità lavorativa ma avrebbe anche ricadute positive sulle città, sulle attività economiche e sull’impronta culturale che vogliamo e scegliamo di darle.
I siti culturali, con l’allora Governo di centrosinistra, vennero considerati a tutti gli effetti beni essenziali e, per questo, sottoposti a quelle rigide regole che limitano fortemente il diritto allo sciopero. Oggi il personale addetto nei beni culturali è abbastanza giovane e ha mediamente trent’anni di lavoro davanti a sé prima della pensione. Dovremmo riflettere, quindi, sul futuro assegno previdenziale che percepiranno con il costante ricorso ai contratti part-time, che riducono il monte contributivo.
A meno di non considerare di passaggio questa attività lavorativa, prima o poi dovremo fare i conti con i lavori poveri, costruiti sul precariato, sul lavoro stagionale, sul tempo determinato o sul part-time. Un domani questa massa invisibile costituirà un problema rilevante con pensioni da fame – al di sotto della soglia povertà. Sarà il caso di intervenire fin da ora su appalti e tipologie contrattuali? Per farlo bisogna fare rete e noi vogliamo porci in quest’ottica per portare il conflitto anche nei luoghi della cultura.
Le lavoratrici e i lavoratori esternalizzati dei musei di Volterra iscritti al sindacato di base CUB

Il Comunicato degli Art Workers in merito allo sciopero generale della cultura
Siamo ART WORKERS: artistɜ, performer, curatorɜ, assistenti curatorɜ, ricercatorɜ, educatorɜ museali e mediatorɜ culturali d’arte, allestitorɜ, producer, tecnicɜ dell’illuminotecnica e del suono, registrar, videomaker, criticɜ d’arte, art writer, storicɜ dell’arte, guardasala, trasportatorɜ, assistenti di galleria, project manager, consulenti, coordinatorɜ, restauratɜ, graficɜ, illustratorɜ, fotografɜ, animatorɜ, assistenti di studio, comunicatorɜ, social media manager e addettɜ ufficio stampa.
Ci siamo riunitɜ in [AWI – ART WORKERS ITALIA], e dal 2020 siamo impegnatɜ sul fronte della pressione politica, della sensibilizzazione e della definizione di strumenti concreti per il settore dell’arte contemporanea in risposta alla crisi strutturale che stiamo vivendo. Operiamo in relazione solidale con tutte lɜ lavoratorɜ sottopagatɜ e sfruttatɜ e in direzione di un cambiamento profondo verso un orizzonte egualitario per tutte le soggettività marginalizzate. Sosteniamo la giustizia sociale e il diritto all’autodeterminazione delle persone e dei popoli, secondo una prospettiva intersezionale, antifascista, antisessista, anticlassista, antirazzista, antiabilista, antisionista e anticoloniale.
Abbiamo aderito allo SCIOPERO GENERALE DELLA CULTURA in coordinamento trans-categoriale a fianco di altre realtà, associazioni e sindacati. Ci uniamo contro un sistema culturale fondato sullo sfruttamento, sul lavoro povero, sulla precarietà e sul disinvestimento strutturale, per:
– Il riconoscimento, dignità e tutela del lavoro culturale,
– Risorse e retribuzioni dignitose,
– Il rispetto dei diritti e della salute psicofisica,
– Un welfare universale che ci sottragga allo sfruttamento e alla precarietà,
– Contro l’economia del riarmo e l’art-washing nelle istituzioni culturali.
Nello specifico, per il comparto dell’arte contemporanea chiediamo:
- Una revisione dei bandi e maggiori fondi pubblici e risorse strutturali a sostegno di spazi no profit, musei pubblici, progetti indipendenti e della ricerca così da segnare un’inversione di rotta rispetto alla costante privatizzazione del comparto lasciato in balia di interessi economici e di mercato.
- Una regolamentazione che renda obbligatori compensi e fee per artistə e art workers il cui lavoro ancora oggi può non essere retribuito anche in occasione di mostre in musei pubblici.
venerdì, 19 giugno 2026
In copertina: Foto di Public Co. da Pixabay


I Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza salvaguardano la salute della forza lavoro?
IA e minorità
EDIPOp RE
Palestinesi e cristiani
Dal Monte Sagro al Monte Altissimo
Dalla parte di Simone