Puoi morire… se non sei un Bancomat
di Luciano Uggè
Si sente spesso – e giustamente (data la mancanza di personale, posti letto e le lunghe liste d’attesa) – criticare la sanità pubblica italiana che obbliga i più benestanti a premunirsi, almeno per alcuni servizi (visite specialistiche, esami diagnostici), con assicurazioni private; e molte categorie di lavoratori avvalersi dell’assicurazione sanitaria integrativa presente in contratti di primo o secondo livello.
Ma se si privatizzasse totalmente la sanità e se il cittadino dovesse pagare di tasca propria un’assicurazione che copra anche interventi chirurgici, come trapianti, o la radio e la chemioterapia, quanto dovrebbe sborsare mensilmente? Difficile stabilirlo con certezza ma, in Germania ad esempio, dove l’assicurazione sanitaria è obbligatoria e largamente privatizzata (anche se si può sottoscrivere con il Land di appartenenza), mediamente un lavoratore spende 700 euro mensili. A cui si possono aggiungere ulteriori aggravi se si vuole anche la garanzia per la riabilitazione post-intervento e altri ‘optional’ assistenziali.
In Italia è un mare magnum, che nemmeno Forbes riesce a chiarire. Le cifre variano da alcune decine di Euro al mese ad alcune centinaia. In generale le Compagnie pongono molte condizioni vessatorie. Ad esempio, escludono gli anziani: addirittura dagli over 60 (alcune) in su; oppure escludono dalla copertura gli occhiali da vista, le cure dentistiche e, ovviamente, gli apparecchi acustici (che ormai costano quasi quanto un’utilitaria!). Quasi sempre rimborsano a 30/60/90 giorni e, quindi, l’assicurato deve far fronte alle spese e poi attendere la restituzione di quanto versato. Alcune, in caso di ricovero, non coprono da 1 a 3 giorni. Poche rispondono degli interventi chirurgici (e tra le clausole di queste polizze, molto più costose, vi è anche l’elenco di quali interventi sono coperti da assicurazione e quali no). Infine, se ci si rivolge a una struttura pubblica e non al privato convenzionato con la Compagnia, si ottiene solo il rimborso del ticket.
In pratica, possiamo dire – per esperienza diretta – che rivolgersi a una struttura privata all’estero anche con una solida Compagnia assicurativa alle spalle (che anticipa direttamente i fondi necessari a visite, interventi e ricoveri), non è un’esperienza piacevole. Altro che giuramento di Ippocrate! Senza la garanzia della copertura non ti fanno nemmeno la medicazione programmata dopo un intervento chirurgico. In pratica, passi da essere umano che necessita cure a un bancomat che, se non paga e subito, può anche essere messo ‘fuori servizio’.
venerdì, 26 giugno 2026
In copertina: Immagine di Kalhh da Pixabay


Partigiani sempre
Le donne che ho amato: l’altra metà del Risorgimento
Come combattere il caldo nei luoghi di lavoro
Dai Moti di Stonewall al pink washing
McDonald’s ha ‘rubato’ i prodotti migliori al mondo
Femminicidio: Spagna e Italia a confronto