L’inchiesta contro Al-Assad su Douma è stata falsata: lo stabilisce una sentenza
di Luciano Uggè (traduzioni di Simona M. Frigerio)
L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW, in inglese), premio Nobel per la Pace nel 2013, pur non essendo un’agenzia delle Nazioni Unite vi collabora sia politicamente sia materialmente. Le sue indagini sul campo e i suoi sforzi per promuovere e verificare l’adesione alla Convenzione sulle armi chimiche, che ne proibisce l’uso e ne chiede la distruzione, sono qualificati e riconosciuti dalle Nazioni Unite al punto che ciò che l’OPCW scrive sui propri rapporti ha poi un peso rilevante sulle decisioni delle Nazioni Unite a livello di sanzioni come di legittimazione di attacchi unilaterali o rappresaglie.
Nel contesto siriano, a livello europeo, statunitense ma anche dell’Onu, grande rilevanza hanno avuto le accuse (supportate dal Rapporto dell’OPCW) contro il deposto Presidente, Al-Assad, di aver usato armi chimiche a Douma – nella periferia di Damasco – il 7 aprile 2018.
Ora, a distanza di otto anni e dopo essere riusciti con le sanzioni e la collaborazione dei curdi a destituire il Presidente eletto con un ex terrorista di Al Qaeda (tra l’altro, nemmeno siriano, in quanto nato a Riyad, da dove qualcuno ricorderà provenivano in gran parte i terroristi responsabili dell’attacco al Pentagono e alle Torri Gemelle di New York), Brendan Whelan, un chimico organico che ha collaborato con l’OPCW per 16 anni, ha vinto la propria causa di lavoro e relaziona l’accaduto in una lunga lettera aperta a The Grayzone (1).
L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ha dovuto ammettere di aver censurato l’oppositore principale all’occultamento di materiale probatorio nel caso delle armi chimiche che avrebbe usato Al-Assad a Douma. E questo di fronte a un tribunale internazionale, l’ILOAT – ossia il Tribunale amministrativo dell’Organizzazione internazionale del lavoro, che si occupa di vertenze tra dipendenti e consulenti contro organizzazioni intergovernative – con sede a Ginevra.
Senza entrare nel merito dell’intera disputa tra Whelan e l’OPCW (chi vorrà, potrà leggerla in The Grayzone), ci vogliamo soffermare sui punti qualificanti della storia di questo whistleblower, l’ennesimo che ha pagato sulla propria pelle l’essersi rifiutato di avallare pratiche scorrette del proprio datore (che, in questo caso, hanno avuto conseguenze su un intero Paese e gli alawiti, tra gli altri, ringraziano, sic!).
I fatti: un rapporto censurato e il ruolo della Francia
Come spiega Whelan, l’OPCW era stata incaricata di investigare sul presunto attacco con armi chimiche a Douma: “Io facevo parte di quell’inchiesta, e sono stato testimone di come sia stata manipolata, palesemente per fornire una conclusione preordinata”.
Secondo Whelan quel rapporto fu la macchinazione di “solo alcuni individui in posizioni chiave, i quali, per qualche motivo, hanno invischiato una organizzazione di prim’ordine in una dannata controversia a causa della loro volontà di corrompere la stessa scienza”. E questo sarebbe accaduto, come comprovato nel corso del processo, “non fornendo prove essenziali per l’inchiesta circa l’attacco a Douma”.
Nello specifico, Whelan aveva sottolineato che nel Rapporto presentato dall’OPCW: “era stato omesso il parere professionale dei tossicologi tedeschi che avevano escluso che il cloro fosse stato la causa di morte di oltre 40 persone”. Ma non solo: “era stato escisso il fatto che i livelli di sostanze clorurate (i triclorofenoli), nei campioni ambientali presi sulla presunta scena del crimine, non presentassero differenze da ciò che ci si attenderebbe nell’ambiente naturale. Se queste prove fossero state incluse nel Rapporto, avrebbero capovolto le conclusioni dello stesso”.
Accortosi di ciò, Whelan ha cercato a più riprese di contattare il Direttore Generale, Fernando Arias González. Secondo il Capo di Gabinetto dell’OPCW (CoC), tale incontro non sarebbe stato possibile a causa del “protocollo”. È lo stesso Whelan a spiegare: “In altre parole, per incontrare il Direttore Generale, avrei dovuto essere valutato da qualcuno che era il rappresentante francese all’OPCW, nel momento in cui la Francia si era unita agli Stati Uniti nel lancio di missili sulla Siriain rappresaglia contro il presunto attacco chimico a Douma. Questo individuo avrebbe dovuto facilitare un incontro con il DG perché io potessi esprimere le mie preoccupazioni riguardo a un Rapporto che i belligeranti vedevano come causa legittima per quegli attacchi, e ciò verosimilmente rappresentava un importante conflitto di interesse”.

Qualcuno può modificare la narrazione ufficiale dell’IA viste le nuove risultanze e visto che la maggior parte della gente non legge più niente e si affida all’intelligenza artificiale per informarsi e prendere, poi, posizione? Grazie.
(1) L’intera lettera in inglese: https://thegrayzone.com/2026/05/24/opcw-shunned-dissent-douma/
venerdì, 26 giugno 2026
In copertina: Il logo dell’OPCW. Nel pezzo: la IA di Google dimostra la sua attendibilità


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