Voliamo e veleggiamo non solo con la fantasia
di Simona Maria Frigerio
Gli italiani si sa, sono poeti, navigatori e santi. Da Cristoforo Colombo a Umberto Nobile, i maschi nostrani hanno puntato la rotta su oceani di sogni – magari sbagliando continente ma, comunque, tenendo saldamente il timone del loro estro.
E però anche alcune donne hanno effettuato voli transoceanici e issato la bandiera corsara – sebbene di altra nazionalità.
Amelia Earhart nasce ad Atchison, in Kansas, il 24 luglio 1897, da una madre che vuole che le sue due figlie possano studiare, fare sport (porteranno i pantaloni fin da ragazze) e realizzare le proprie ambizioni professiobali. Amelia scomparirà nei cieli della Papua Nuova Guinea nel 1937, mentre tenta di diventare la prima donna a effettuare un volo in solitaria intorno al mondo, dopo circa un mese di viaggio. Riuscirà, al contrario, a fregiarsi del titolo di prima donna ad attraversare l’Atlantico in volo – come passeggera, nel 1928, ma soprattutto in veste di pilota, in solitaria e senza scalo, nel 1932 (solo 5 anni dopo il ben noto Charles A. Lindbergh, che aveva siglato la propria impresa tra il 20 e il 21 maggio del 1927).
Indomita e ribelle fin da ragazza, ai giornalisti che le chiedevano se la sua impresa intorno al mondo fosse percolosa, rispose con una scrollata di spalle: «Sarà un volo sicuro e studiato, su rotte tracciate», per un totale di 44mila chilometri intorno ai cinque continenti.
Ma prima di diventare aviatrice e far parlare di sé tutto il mondo, Earhart pur di essere indipendente economicamente, aveva prestato servizio come assistente infermiera in un ospedale militare canadese, durante la Prima Guerra Mondiale, e nel 1925 si impiegava come assistente sociale.
La sua passione per gli aerei nasce nel 1920, quando assiste a un rodeo aereo a Long Beach, in California – una forma di spettacolo in voga negli anni Ruggenti così come lo saranno le esibizioni delle Frecce Tricolori italiane, almeno fino alla tragedia di Ramstein. In quell’occasione Amelia sale come passeggera su un volo di 10 minuti pilotato da Frank Hawks (leggenda dell’aviazione in quell’epoca pionieristica). Dopo quella prima esperienza, per lei spartiacque, inizia a prendere lezioni di volo dalla pilota collaudatrice Neta Snook. Già nel 1923 ottiene la licenza dalla Fédération Aéronautique Internationale, divenendo la sedicesima donna a farlo.
Nel 1928, le viene chiesto di essere la prima donna ad attraversare l’Oceano Atlantico in aereo come passeggera e, sebbene fosse usata come specchietto per le allodole o strumento di propaganda, Amelia Earhart ne ottiene un ritorno di immagine che le permette di incontrare personaggi famosi così da finanziare i suoi voli successivi – ottenendo un record di altitudine e diventando la prima donna a volare in solitaria attraverso gli States, poi la prima donna a effettuare la rotta stansatlantica in volo in solitaria, e in assoluto la prima persona a volare in solitaria attraverso l’Oceano Pacifico.
La sua ultima meta restava il giro del mondo. Con il suo Lockheed Electra decolla da Oakland, il 1° giugno 1937, insieme al navigatore Fred Noonan. L’ultimo avvistamento certo è a Lae, in Papua Nuova Guinea, per un rifornimento di carburante, il 2 luglio dello stesso anno. Di lei restano la leggenda e il ricordo di una donna impavida che, nella passione per l’aeronautica, ha espresso le sue ambizioni professionali e il sogno archetipico di volare.

La fine stratega della pirateria irlandese
Grace O’Malley non le è stata da meno e, sebbene non abbia bucato i cieli, ha solcato i mari. Nasce in Irlanda, a Umhaill, territorio gaelico, intorno al 1530. La sua famiglia mantiene il possesso di un vasto territorio che si estendeva dal Connemara a Westport, anche dopo la conquista della Contea di Mayo da parte dei Tudor, e si era arricchita sia con le attività mercantili sia con la pirateria, visto che reclamavano pedaggi e il carico delle navi che entravano nel loro territorio. Grace diventerà una delle prime rivoluzionarie irlandesi e una pirata lei stessa, oltre ad assumere il ruolo di capo clan (e di uno potente come quello degli O’Malley).
Nel 1546, dopo avere ereditato la flotta di navi dal padre, non solo si dimostra un abile marinaio ma anche una spadaccina, e per un certo periodo trasferisce la sua base a Clare Island, dove recluta combattenti sia dall’Irlanda sia dalla Scozia, trasporta i mercenari dalle loro case scozzesi ai datori di lavoro irlandesi, e saccheggia le isole della Scozia e diversi castelli e fortezze.
Nel 1566 sposa in seconde nozze Risdeárd an Iarainn Bourke, che possedeva molte miniere di ferro e Grace fonda la propria sicurezza economica “sul mare e sulla terra”, come recita lo stemma del Clan. Leggenda (o realtà) vuole che i due si sposino con la legge Brehon o Antica Legge Irlandese, che definiva le regole rispetto a matrimoni, lasciti ed eredità e che dava pari diritti a donne e uomini oltre a riconoscere il divorzio – facoltà, questa, di cui si sarebbe avvalsa Grace per ripudiare il marito al termine dell’anno di prova, ma tenendo per sé e il proprio clan, il castello di Rockfleet e il territorio annesso, insieme alle miniere di ferro e alle baie, sicuri nascondigli per le sue attività piratesche.
Durante i suoi anni di pirata e rivoluzionaria, incontra anche un’altra donna che ha segnato il Cinquecento, la figlia di Anna Bolena, ossia la regina vergine, Elisabetta I. Le due si ritrovano al palazzo di Greenwich, e conversano in latino – unica lingua che entrambe comprendono. Ormai sono due sessantenni ma la loro volontà resta ferrea. Grace è in cattive acque a causa della guerra che le ha mosso il Lord Presidente del Connaught, Richard Bingham. Ma con la sua astuzia e la sua diplomazia – al pari di un Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord – riesce a farsi ricevere dalla regina e a ottenere non solo che i suoi figli ereditino i beni paterni ma anche di avere per sé una rendita vitalizia esentasse.
Grace capisce che il vento sta cambiando e chiede alla regina di continuare ad attaccare “con la spada e con il fuoco tutti i nemici di Vostra Altezza”. Così facendo riconquista la sua fonte di sostentamento primaria, “di terra e di mare”.
Sembra che dall’incontro entrambe abbiano ottenuto una serie di promesse reciproche, tra le quali la più importante sarebbe stata che Elisabetta avrebbe fatto rimuovere sir Bingham dal suo incarico in Irlanda e, in cambio, O’Malley avrebbe desistito dal sostegno delle rivolte dei signori irlandesi. Purtroppo Sir Bingham non acconsente a restituire il bestiame confiscato e, dopo poco tempo, torna a coprire il proprio ruolo di Governatore (e di comandante di diverse imprese militari al sevizio della Corona inglese contro i rivoluzionari irlandesi).
Con il ritorno di Bingham, Grace assume nuovamente il ruolo di capo clan, sostenendo le rivolte dei nobili irlandesi e, in ultimo, tornerà alla vecchia vita di pirata ma, come promesso a Elisabetta, attaccando solo le navi dei nemici dell’Inghilterra. Morirà nel 1603, ossia nello stesso anno della sua nemica/amica, Elisabetta Tudor.
venerdì, 21 agosto 2026
In copertina: Amelia Earhart nel 1937, poco tempo prima di partire per la spedizione dalla quale non farà più ritorno. Copyright by Underwood and Underwood (non rinnovato, pubblico dominio, particolare per ragioni di layout). Nel pezzo: la statua di Grace O’Malley, foto di Suzanne Mischyshyn (CC BY-SA 2.0)


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