La Strizzacervelli di Piazza ospite del Cinghiali Volanti Fest 2026
di La Redazione di InTheNet
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo critico di R2S – Radio Sacchetta Sound, e fotografico di Giada Fedeli.
Agosto 2026, Casoli. Come ogni anno, sono arrivato all’appuntamento con le ferie estive abbastanza teso, e come già da alcuni anni, ho deciso di passare alcuni giorni in Versilia, sulle colline di Camaiore, per rimettere le radici e ricomprendere ciò che davvero conta. Come già accaduto l’anno scorso, Cinghiali Volanti Fest, che si tiene nel borgo di Casoli, è stata l’inaugurazione della mia estate e della mia ‘rinascita’ annuale.
Sono arrivato a Casoli il sabato pomeriggio, per mangiare in tranquillità e godermi la splendida vista del mare dalla terrazza del Bar del paese, che tutti chiamano Da Mario. E sono arrivato in tempo per assistere a un’opera teatrale che inaugurava gli spettacoli del pomeriggio e della sera, e di cui avevo sentito parlare da un po’ di tempo, ovvero la Strizzacervelli di Piazza, a cura di Gistri Human Theatre.
Ho avuto il piacere di conoscere Chiara Gistri tanto tempo fa, sin da quando lavorava con Policardia, seguendone poi le orme nella creazione di Gistri Human Theatre. L’ultima sua fatica a cui avevo assistito è Ines – Racconto da Camera, di cui avevo apprezzato molto la ricerca accurata, l’impegno coraggioso nell’affrontare un problema sociale sottovalutato e poco discusso, il lavoro sofisticato sul corpo, l’approccio diretto e vibrante con il pubblico. Mi aveva incuriosito sin da subito, forse perché mi ricordava molto Sarah Kane e il teatro degli estremi, e per questo ho cominciato ad approfondirne più da vicino l’opera nel suo complesso.
Chiara Gistri è la Harley Quinn della terapia collettiva
Ma veniamo alla Strizzacervelli di Piazza a cui ho assistito sabato 8 agosto. Appena sono arrivato sulla scena ne ho notato immediatamente l’impatto colorato ed emotivo con cui capivo che mi sarei confrontato per tutta l’esibizione. Il Lavatoio – luogo magico per tutti coloro che conoscono Casoli – dove si esibiva l’autrice/attrice creava un riparo quasi naturale, una tettoia estesa con affaccio sull’inizio del bosco folto delle montagne versiliesi, la pozza del grande lavabo quadrata con acqua pressoché piatta, che contrastava invece con il fluire incessante delle 3 bocche d’acqua corrente che si riversavano con forza nella canaletto dove in tanti ci siamo recati per refrigerarci prima della performance.
Strumenti musicali intorno alla pozza, nodi di cime, panchine di pietra, tanti oggetti del quotidiano e dell’infanzia, e, in fondo al muro, tra il murale rosso che sovrasta il lavatoio e il muschio che assorbe la parete d’appoggio, un’ampia poltrona grigia, sopra la quale sedeva la Strizzacervelli, ad accogliere sorridente le persone che piano piano affluivano.
E inizia proprio così. Metateatro come metaorario, non c’è un inizio vero e proprio così come non c’è una fine, un po’ come succede con gli eventi nei paesi veri che ancora resistono e lottano per sopravvivere e imporsi in questa realtà decodificata. Tu arrivi in piazza e la Strizzacervelli è già lì, nel momento in cui arrivi si comincia perché l’azione è già, di fatto, in atto. Ma veniamo al nodo centrale dell’opera. E sì, proprio di nodo è il caso di parlare. La Strizzacervelli di Piazza è la terapia d’urto collettiva che scuote gli animi del pubblico e mina le certezze comode di chi prende parte a questo rito iniziatico introspettivo.
Senza svelare il cuore dell’esibizione, possiamo dire che attraverso il dialogo guidato e frammentato continuamente tra se stessa e il pubblico, Chiara Gistri rompe i confini di quello che è pubblico e quello che è privato, pur nella preservazione dei doni (o, meglio, dei nodi) che vengono trasmessi ai singoli.
Sarebbe superficiale pensare che sia solo un caso che la parola dono e la parola nodo siano anagrammi. Proprio perché è un dono, il nodo si trasforma nella performance da oggetto magico a passepartout multidimensionale, apriporta di tutti quei cuori che hanno voglia di battere quando la vita diventa una pagina piatta piena di scritte sbiadite.
E la chiave di quel passepartout non risiede nell’allaccio, ma in quello che esso rappresenta e, soprattutto, nell’atto in cui esso viene trasmesso. Grazie alla dinamica multipolare, Chiara Gistri cattura l’attenzione del pubblico focalizzando l’occhio di volta in volta sui singoli e sul collettivo, su se stessa e sulla musica, in un flipper di sguardi parole musica e improvvisazione.
Con la Strizzacervelli di piazza, Chiara Gistri ci porta ancora una volta nell’universo caleidoscopico di Gistri Human Theatre, giunto oramai ad annoverare tra le sue figure – da Norah a Ines, passando per La Fuga e La Festa, solo per citarne alcune – un ulteriore passo avanti nel disvelamento dell’io nel noi.
Assistere alla Strizzacervelli di Piazza, in primo luogo, è come osservare un quadro di Jackson Pollock: l’occhio non si ferma mai e, per non perdersi, necessita di aver sempre presente l’opera nella sua complessità o, meglio, l’opera nel suo complesso. Per questo non si assiste alla performance, ma piuttosto si partecipa all’opera che si forma via via che ciascuno degli spettatori sceglie un nodo, e da lì inizia di volta in volta il rito magico. Il nodo come amuleto, la Strizzacervelli come aiutante magico. Ancora una volta, Chiara Gistri riesce a ribaltare i ruoli, le dinamiche e le prospettive convenzionali per proporre valori e punti di vista dimenticati dai più. Così lo spettatore diventa attore, l’attrice diventa oggetto dell’esibizione, l’esibizione si trasforma in memoria collettiva.
In questa danza estroversa e, al contempo, introspettiva, Chiara Gistri si comporta come la Harley Quinn della terapia: proprio come Harley, Chiara intuisce il potere taumaturgico delle anime che si parlano, e proprio come succede a Harley Quinn quando incrocia Poison Ivy, di fronte ai nodi della vita l’incontro con l’altro diventa il dono più grande. Quando Harley Quinn incontra Poison Ivy, questa diventa sua amica e la salva dalle disgrazie in cui Harley versava oramai da tempo. Quando si incontra la Strizzacervelli di Piazza, Chiara Gistri si fa eroina traghettatrice dei nostri nodi più reconditi: è come se avesse vissuto tutto questo – proprio come Harley Quinn – e ci stesse raccontando che la sua storia è la storia di tutti noi.
Al termine dell’esibizione, per diverse ore, ho avuto persistenti nella mia testa le immagini dei nodi che via via le persone sceglievano e ricevevano, riconoscendomi in ognuna di loro. Ti regalo un nodo sembra dire Chiara Gistri. Anzi: tieni, questo è il tuo nodo, te lo dono.
Può sembrare un paradosso ma, nel momento in cui i nodi vengono al pettine, l’unico modo per sopravvivere è accettarli nel loro insieme – o, meglio, nel loro complesso – imparando a conviverci e a comprenderli per quello che ci fanno sentire e che rappresentano. Anziché scioglierli, i nodi aiutano a raccontarci quando ci perdiamo. Con questo spettacolo Chiara Gistri sembra proprio dirci questo: solo raccontandoci con discrezione insieme agli altri riusciamo a conoscerci e a comprenderci innanzitutto come singoli. E di come le storie degli altri, in un collettivo, aiutino a conoscere e a comprendere le storie di ciascuno di noi.
Proprio come Sarah Kane nella sua narrativa, proprio come Harley Quinn nel personaggio del fumetto, l’intuizione di Gistri – che connota tante sue opere – riguarda innanzi tutto il ribaltamento della prospettiva che di opera in opera l’autrice propone al pubblico. Riuscire a vedere i propri nodi è possibile a due condizioni: farlo insieme agli altri e trasformandoli, insieme agli altri, in altrettanti doni.
Questa estate, regalati un nodo: sembra già lo slogan di uno spot televisivo o di un meme social. Ma è essenzialmente il significato primordiale e radicale dello stare insieme con gli altri. Nessuno si salva da solo, se ognuno si allaccia il proprio nodo: ciascuno si realizza negli altri, se tutti quanti ci doniamo i nostri nodi.
venerdì, 21 agosto 2026
In copertina: Chiara Gistri nel ruolo della Strizzacervelli di Piazza, in una foto di Giada Fedeli


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