Basta un ʻarido’ Memoriale per seppellire una strage?
di (e traduzione di) Simona Maria Frigerio
L’11 settembre 2001 avevo appena acquistato un biglietto aereo quando, entrata in un grande magazzino di elettrodomestici, vidi praticamente in diretta – moltiplicato per un numero indefinito di megaschermi presenti nel negozio – un aereo finire diritto dentro un grattacielo. Erano i dirottatori suicidi che stavano compiendo l’atto terroristico che sarebbe passato alla storia recente come 9/11 per gli statunitensi o, per il resto del mondo, gli attentati alle Torri Gemelle. Ricordo di aver pensato che stavo vedendo le scene dell’ultimo blockbuster hollywoodiano: mi ci vollero diversi minuti per realizzare che stavo guardando un fatto che accadeva nella vita reale, a Manhattan.
Nei mesi successivi la cosiddetta ‘guerra al terrore’, voluta da Bush Jr, avrebbe iniziato a mietere ben più vittime civili in Afghanistan e avrebbe continuato a farlo per vent’anni, riconsegnando alla fine il Paese ai talebani, dai quali gli Yankee avrebbero dovuto ‘liberarlo’ – anche per restituire pari dignità alle donne. E nel frattempo, mentre si moltiplicavano i dubbi e, insieme, le ipotesi fantapolitiche, a me restava l’amaro in bocca per le tante, troppe stragi avvenute in Italia durante gli anni della Strategia della Tensione di cui si sono ipotizzati mandanti ed esecutori ma sui quali ben raramente si è acclarata una verità giuridica. E si sa che, la verità storica – con le continue reinterpretazioni del presente e del passato – è più labile della fiamma di una candela.
Da quell’11 settembre sono trascorsi 25 anni e, mentre la retorica mediatica ci ripropone polpettoni lacrimosi, apprendiamo da The GrayZone che lo sceriffo a Stelle e Strisce attualmente in sella, il Presidente Donald Trump, per ‘premiare’ al-Qāʿida (accusata a suo tempo di essere colpevole di quegli attentati) ha rimosso figure chiave dell’organizzazione dalla Lista dei Terroristi globali. Tra di essi, Abdallah al-Muhaysini (1), un predicatore saudita che è stato accusato, in Siria, di aver reclutato bambini soldato, usato minori come attentatori suicidi, e di aver ucciso a sangue freddo 56 soldati siriani catturati, di fronte a una telecamera, che ne ha registrato lo sproloquio: nel 2015, Muhaysini ha giustificato il massacro che stava compiendo in quanto, sebbene quegli uomini fossero sunniti, avevano combattuto per un Governo laico (quello del tanto denigrato, in Occidente, Al-Assad).
Dall’articolo di The GrayZone (2) apprendiamo anche – vero schiaffo in faccia alle vittime dell’11 settembre e alle loro famiglie – che il ‘redento’ per volontà statunitense Muhaysini ha studiato con il predicatore (sic!) Sulayman Al-Alwan (3), la cui moschea in Arabia Saudita è additata, da una parte del mondo musulmano, come “fabbrica di terroristi”; e sarebbe stato, altresì, “l’istruttore di Abdulazīz al-Omarī” – per capirci: uno tra i cinque dirottatori suicidi del volo American Airlines 11, schiantatosi contro la Torre Nord del World Trade Center.
Togliere le sanzioni ai reclutatori e ai terroristi jihadisti, proprio alla vigilia dell’11 settembre, è coerente con l’aver trasformato un terrorista in un Capo di Stato, togliendo taglia (per inciso, retaggio da Far West) e sanzioni all’autoproclamato Presidente siriano, Ahmad al-Sharaʿ, meglio noto come Abū Muḥammad al-Jawlānī. Il Segretario di Stato, Marco Rubio, avrebbe addirittura dichiarato a proposito, lo scorso 24 agosto: “Questi atti rappresentano un altro passo storico del Presidente Trump per dare al popolo siriano un futuro di prosperità” (consegnandolo a un gruppo terroristico).
Ma ricordiamoli i siriani, un popolo piagato e piegato dalle sanzioni statunitensi ed europee solo per rimuovere un Presidente laico ma non prono ai diktat occidentali, in favore dell’ex co-fondatore dell’ISIS e fondatore di Jabhat al-Nuṣra – il ramo siriano di al-Qāʿida – ridenominata Hay’at Tahrir al-Sham, o HTS. Quest’ultima (secondo The GrayZone) sarebbe addirittura considerata “dai membri Nato un partner locale affidabile” – tanto è vero che abbiamo visto tutti, i politici, anche europei, stringere sorridenti la mano ad al-Jawlānī mentre lo stesso, nello Studio Ovale, a novembre 2025, avrebbe scambiato battute con Trump che gli avrebbe chiesto goliardicamente “quante mogli avesse” (2).
Ma tornando all’ultimo regalo agli eredi di coloro che hanno organizzato gli attentati dell’11 settembre 2001, Muhaysini è famoso anche per i suoi sermoni televisivi – di cui sembra che le nostre femministe a Bruxelles (e altrove), preoccupate per il velo imposto alle donne iraniane e per i diritti umani, ignorino completamente i contenuti. Muhaysini dà consigli su quando “sia appropriato picchiare le proprie mogli, mentre incita i confratelli sunniti a uccidere gli sciiti e i membri delle minoranze ovunque si trovino in Siria” – con buona pace per i ‘sacri valori occidentali’.
Last but not least, ‘Mr. Redento’ ha condotto le sue campagne bellicose in Siria raccogliendo i fondi tra i ricchi Salafiti degli Stati del Golfo (amici degli States, come si sta rendendo conto la pubblica opinione scoprendo dove si trovano le basi militari statunitensi colpite dall’Iran). Muhaysini, secondo The GrayZone, ha organizzato: “stipendia la jihad con i tuoi soldi”, ovvero una raccolta fondi che ha generato introiti per “circa 5 milioni di dollari in favore dell’opposizione armata per la conquistare di Idlib” (da cui partirà poi la conquista jihadista della Siria). I ringraziamenti del terrorista ‘redento’ sono andati a personaggi sauditi, del Kuwait e, come sempre, qatarini.
Il giorno dopo “l’annuncio che il Presidente Trump avrebbe saltato la commemorazione del 25° anniversario degli attacchi dell’11 settembre a Ground Zero, New York City, la sua amministrazione toglie le sanzioni a Muhaysini e ai suoi complici nei crimini”(2).
La conclusione dell’articolo di Max Blumenthal è davvero urticante, soprattutto per me, italiana, figlia della Strategia della Tensione: “Coloro che un tempo erano definiti terroristi, che aderirono all’organizzazione che è stata incolpata di aver fatto crollare le Twin Towers, ora sono ufficialmente i nostri terroristi” (2).
E noi, noi italiani, da Portella della Ginestra a Ustica e al Cermìs, cosa siamo? Complici o servi di chi accetta il terrorismo quando compiuto dal proprio alleato? In fondo, noi ci abbiamo rimesso un gasdotto e le nostre forniture energetiche, gli statunitensi un paio di torri e un’ala del Pentagono. A noi resta la crisi energetica ed economica. A loro, un Memoriale. Realpolitik en los tiempos del cólera.
(1) https://www.counterextremism.com/extremists/abdallah-al-muhaysini
(2) https://thegrayzone.com/2026/09/04/trump-sanctions-al-qaeda-recruiters-9-11/
(3) https://en.wikipedia.org/wiki/Sulaiman_Al-Alwan
venerdì, 11 settembre 2026
In copertina: Il Memoriale a Ground Zero, Manhattan, foto di Photosforyou da Pixabay


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