Inaugurato il ponte automobilistico tra Russia e Corea del Nord
di Simona Maria Frigerio
Tra tanti ponti (culturali, innanzi tutto) che crollano, per una volta fa piacere scrivere di uno costruito.
Ovviamente non scriveremo di quello sullo Stretto di Messina, che drena finanziamenti da decenni per progetti irrealizzabili che arricchirebbero le mafie, oltre a essere pericolosi – vista la sismicità dell’area e il fatto che uno dei pilastri dovrebbe essere eretto addirittura su una faglia. Per non parlare del fatto che il progetto è già stato bocciato a livello di ecosostenibilità – dall’Europa, come informa Greenpeace (1) in un articolo del gennaio 2026; a livello di sostenibilità dei costi (anche di manutenzione, che si aggirerebbero sui 110/140 milioni l’anno) da diversi economisti e, non ultima, dalla Corte dei Conti (parliamo di circa 13 miliardi di Euro per la sua edificazione); e che finché le reti ferroviarie e automobilistiche, in Sicilia ma anche in Calabria, continueranno a essere poche, carenti e obsolete è del tutto velleitario puntare su un ponte per collegare le due regioni. Infine, mentre in queste giornate settembrine riprende la sterile discussione sul ponte, ricordiamo che il Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha nominato a “Commissario per rimettere in pista il progetto” dopo la bocciatura summenzionata della Corte dei Conti, “Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina SpA (ovvero la società pubblica committente dell’opera). Una scelta fortemente criticata dalle opposizioni, che hanno sottolineato il conflitto d’interesse rappresentato dal nominare commissario proprio l’amministratore delegato della società coinvolta nel progetto” (1).

Il ponte del quale vogliamo scrivere, però, è un altro – che simbolicamente smentisce diversi presupposti ideologici fallaci occidentali. Ad esempio, che la Corea del Nord sia una dittatura terzomondista senza sbocchi né politici né economici o che la Federazione Russa, a causa delle sanzioni occidentali, starebbe implodendo in quanto degradata a paria dalla comunità internazionale.
Il 7 settembre si è svolta la cerimonia di inaugurazione del ponte automobilistico che attraversa il fiume Tumen – un corso d’acqua lungo 549 chilometri, che funge da confine tra la Repubblica Popolare Cinese, la Corea del Nord e la Russia, sfociando nel Mar del Giappone.
Con la consueta efficienza russa, l’accordo per l’attuazione del progetto è stato firmato nel 2024 alla presenza del Presidente russo Vladimir Putin e del Presidente della Commissione per gli Affari di Stato della Repubblica Popolare di Corea, Kim Jong-un.
La costruzione vera e propria è iniziata il 30 aprile 2025 ed è stata completata in un anno e quattro mesi. E qui ci viene da pensare che a Lucca, ad esempio, non siamo nemmeno riusciti ad asfaltare il percorso cittadino (fuori le Mura) per il Giro d’Italia, ma solo a fare rattoppi e unicamente sulla corsia dove dovevano passare i corridori (e che sarebbe stata ripresa dalle telecamere); mentre l’antica Strada Ducale che unirebbe Toscana ed Emilia-Romagna, tra smottamenti e frane, rischia ogni anno di più di essere interrotta, lasciando gli abitanti a piedi e bruciando un’altra opportunità di turismo ecosostenibile per la regione (2).

Ma tornando al fiume Tumen, la lunghezza del ponte è di circa un chilometro sul corso d’acqua, mentre l’intera struttura è lunga quasi 5 chilometri, e il costo previsto era di 900mila euro. Ha due corsie di marcia e la squadra che lo ha costruito era costituita da una settantina di lavoratori.
Il ponte aiuterà a espandere la cooperazione interregionale tra i due Paesi che, precedentemente, pur essendo confinanti non avevano collegamenti stradali e la capacità di quello ferroviario era insufficiente. Secondo il Ministero degli Esteri russo grazie a questo ponte si potranno aumentare in maniera significativa i volumi del traffico merci riducendone, al contempo, i costi. Il Primo Ministro russo, Michail Mišustin ha tenuto a sottolineare che: “Le relazioni tra Russia e Corea del Nord hanno toccato un livello di partnership strategica senza precedenti. I nostri Paesi stanno cooperando in ogni area e coordinando gli sforzi per assicurare la sicurezza e la stabilità regionali”.
Altamente simbolico anche il nome dato al nuovo ponte, che sarà dedicato all’ufficiale dell’Armata Rossa, Jakov Novičenko, il quale – come sottolinea Mišustin – ha combattuto nella Seconda guerra mondiale contro il Giappone “con il medesimo coraggio degli eroi coreani che hanno recentemente combattuto, fianco a fianco, con i soldati russi per difendere” la madrepatria. Novičenko è ricordato altresì per aver protetto il leader comunista Kim Il Sung da un tentativo di assassinio nel 1946.
E così, mentre l’Europa si arrocca tra timore dei migranti e terrore dei russi, la Russia continua a spostarsi a Oriente – come dimostrano anche i recenti summit a cui ha partecipato, il Forum Economico Orientale (ospitato a Vladivostok, ‘non lontano’ dal nuovo ponte) e quello dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (tenutosi a Bishkek, in Kirghizistan).
In questi anni l’Occidente ha incolpato il Presidente Putin di tutto, regalandogli inconsapevolmente un’aurea di ubiquità e onnipotenza che, se si pensasse di andare a Lourdes per qualche miracolo, verrebbe voglia di deviare via Kremlino. Però, sì, questa volta è stato proprio lui, con la sua lungimiranza e capacità diplomatica, a tessere nuovi legami con l’Oriente per un Paese, la Russia, che è esso stesso un ponte tra due continenti.
(1) L’articolo di Greenpeace che analizza tutte le criticità del Ponte sullo Stretto di Messina:
https://www.greenpeace.org/italy/storia/29944/ponte-sullo-stretto-di-messina/
(2) Il disastro della Strada Ducale:
https://www.inthenet.eu/2026/08/28/la-strada-ducale-tra-gloriosa-storia-e-presente-disastro/
venerdì, 18 settembre 2026
In copertina: Il Presidente Vladimir Putin al meeting plenario dell’XI° Forum Economico Orientale (Восточный экономический форум). Foto di Vyacheslav Viktorov, Roscongress da http://en.kremlin.ru/events/president/news/80677/photos/88475. Nel pezzo: la situazione a Ragusa e Siracusa (foto della redazione di InTheNet)


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