Siria, Cuba, Libano e Palestina i temi caldi
di La Redazione di InTheNet (traduzione di Simona M. Frigerio)
Continua la nostra disamina della Dichiarazione finale del summit tenutosi a New Delhi, al quale hanno partecipato i rappresentanti dei Paesi membri – Brasile, Cina, Egitto, Etiopia, India, Indonesia, Iran, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti – oltre che dei Paesi partner – Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakhstan, Malaysia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam.
Riguardo a pace e sicurezza, i BRICS indirettamente riconoscono l’autoproclamato presidente siriano, auspicando un processo di pacificazione e il rispetto delle minoranze (pio desiderio) e dell’integrità territoriale del Paese (un avvertimento per la Turchia o per Israele?). Di certo a nessuno viene in mente di chiedersi come abbiano fatto i curdi, dopo aver combattuto contro l’Isis, in Siria, a essersi alleati (o assoggettati) a un terrorista di Al-Qaida (in Iraq) e fondatore, nel 2012, della ‘filiale’ siriana, Jabhat al-Nusra. Chissà perché o per chi è morto Lorenzo Orsetti. Nel frattempo tutti si affrettano a stringere la mano a colui che, appena arrivato al potere (non certo con elezioni democratiche) ha preso a massacrare gli alawiti (1).
Passando all’America Latina e Caraibi i BRICS esprimo “preoccupazione per la situazione a Cuba dovuta alla stretta delle misure del bloqueo unilaterale contro il Paese, i suoi effetti negativi sull’economia cubana, le forniture energetiche e il grave impatto umanitario sulla popolazione cubana. A questo riguardo, ribadiamo la necessità di porre fine alle misure economiche, commerciali e finanziarie contro Cuba come da Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu A/RES/80/4”. Il caso di Alessandro Di Battista, operato a Cuba per un aneurisma, dovrebbe essere la più lampante prova degli investimenti della piccola isola caraibica nel diritto alla salute e nell’istruzione anche universitaria: diritti, questi, disattesi in molti Paesi considerati dagli US e dall’Occidente ‘democratici’. Può la presunta democrazia che si esaurisce nell’esercizio del voto, disgiunta da quella socio-economica, dirsi sufficiente?
I BRICS esprimono preoccupazione anche per l’escalation delle tensioni in Medio Oriente/Asia Occidentale, e per la vita dei civili e la protezione delle infrastrutture civili: “il dialogo e la diplomazia dovrebbero portare a garanzie durature di pace, sicurezza e stabilità nella regione”. Un appello più a Israele o agli Stati Uniti?
Passando alla questione della sicurezza nucleare (molto cara ai russi, ma anche agli iraniani, visti gli attacchi ucraini alla Centrale Nucleare di Zaporizhzhia e statunitensi contro i depositi di uranio arricchito in Iran) i BRICS ricordano che le infrastrutture nucleari civili dovrebbero essere tutelati dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), anche durante i conflitti “per garantire la protezione delle persone e dell’ambiente”. Alla nostra Redazione non sembra di sentire spesso la voce di Rafael Grossi in merito (sic!).
Corposo capitolo a sé per quanto concerne la Palestina. Innanzi tutto i BRICS chiedono di “sospendere tutte le politiche che mirano all’esodo forzato dei palestinesi dalla Striscia di Gaza” ed esprimono “preoccupazione riguardo ad accordi che possano pregiudicare i diritti inalienabili del popolo palestinese e legittimare o prolungare l’occupazione”. In altre parole, non sono d’accordo con gli States e il piano della ‘Gaza Riviera’. Riaffermano che l’unica soluzione al conflitto “israelo-palestinese può essere conseguita con mezzi pacifici e dipende dal rispetto dei diritti del popolo palestinese, inclusi quello all’autodeterminazione e al ritorno”. Per chi non lo sapesse, vi sono milioni di palestinesi nei campi profughi in Cisgiordania e in Paesi limitrofi che chiedono (alcuni sono persino i discendenti dei palestinesi scacciati nel 1948) di rientrare nei propri villaggi in Palestina ma, vista l’occupazione dello Stato di Israele e dei coloni delle loro terre, Tel Aviv non lo permette.
I BRICS chiedono che la Palestina faccia parte di tutte le organizzazioni internazionali, “incluse le istituzioni finanziarie multilaterali, e abbia accesso alle loro risorse” e appoggiano l’entrata, come membro a pieno titolo, dello Stato di Palestina nell’Onu. I BRICS sostengono la soluzione a due Stati, concordemente alle leggi internazionali, e alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell’Assemblea Generale dell’Onu, ovvero la nascita di “uno Stato di Palestina sovrano, indipendente and attuabile nei confini riconosciuti a livello internazionale nel 1967, che includevano la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, con Gerusalemme come capitale”. Forse i BRICS non si rendono conto di quanto territorio sia stato eroso da Israele ai palestinesi dal 1967 (con il silenzio/assenso del resto del mondo); non ricordano che Donald Trump, nel 2017, ha ufficialmente annunciato il riconoscimento, da parte degli Stati Uniti, di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele (infischiandosene dell’Onu nonché delle attuali posizioni dei BRICS riguardo allo status di Gerusalemme); l’esistenza del muro con check-point controllati dagli israeliani che impediscono ai palestinesi di muoversi liberamente così come di intraprendere attività e intrattenere commerci in autonomia; il fatto che le reti telefoniche e l’accesso ai pozzi e alle strade a scorrimento veloce è nelle mani israeliane; e così via. E infine che se Israele non si trasformerà in uno Stato autenticamente democratico, ben difficilmente potrà accettare di ridimensionarsi e riaccogliere i propri coloni(zzatori) all’interno dei confini di oltre mezzo secolo fa. Purtroppo si è andati troppo oltre e anche la soluzione di un nuovo Stato, unitario, democratico ed egualitario dove convivano musulmani, cristiani ed ebrei, dopo la ferocia del genocidio di Gaza e le continue violenze in Cisgiordania (che proseguono da decenni) è ben difficilmente percorribile: chi, oggi, potrebbe avere la forza per imporre una riconciliazione nazionale e l’istituzione di uno Stato unitario che non si identifichi con Israele – costituzionalmente Stato-nazione del popolo ebraico? Il non aver agito, dal 1948 a oggi, per fermare Israele rende sempre più difficile ristabilire il diritto dei palestinesi a vivere sulle proprie terre, anche solo entro i confini del 1967 (e non del 1948, come avrebbe dovuto essere per l’Onu).
Nella stessa area, i BRICS denunciano le continue violazioni del cessate il fuoco e le minacce all’integrità territoriale e alla sovranità del Libano. Del resto, il cessate il fuoco è solo un tappeto sotto il quale Israele sta continuando a nascondere la polvere di macerie e corpi palestinesi a Gaza e in Cisgiordania.
Per quanto riguarda il diritto alla salute, infine, applaudiamo all’auspicio di una sempre maggiore cooperazione nelle iniziative per la salute a livello globale e a garantire una copertura sanitaria universale attraverso approcci resilienti, inclusivi e che mettano al centro l’essere umano. Vista l’esperienza della guerra tra vaccini condotta dall’Occidente durante la pandemia da Covid-19 temiamo che tale proposito resti sulla carta: allora il medesimo vaccino se prodotto in India non valeva per il Green Pass e quello prodotto in Russia poteva essere inoculato solo nella Repubblica di San Marino perché gli europei dovevano per forza attendere quelli occidentali (meglio se targati Us/Germania). Anche l’accenno all’importanza della valorizzazione della medicina tradizionale, dopo la sufficienza dimostrata dall’Europa per il consiglio dei medici militari cinesi di utilizzare prodotti anche naturali per fluidificare il sangue (per il primo Sars-Cov-2), pare lettera morta.
Nel complesso un documento ricco di buone intenzioni, diplomatico, privo dell’arroganza egemonica di quelli dati alla stampa, ad esempio, dai G7. Ma probabilmente i giochi si tengono su altri tavoli e i BRICS ne hanno aperti a decine se non a centinaia, da quanto letto nei comunicati stampa. Vedremo se questa variegata partnership economico-finanziaria, nei prossimi mesi (o anni), avrà le gambe e il fiato per correre anche la staffetta politica.
(1) https://it.insideover.com/guerra/siria-240-morti-in-48-ore-la-scia-di-sangue-di-al-jolani.html
La prima parte della Dichiarazione:
https://www.inthenet.eu/2026/09/25/brics-2026-multipolarismo-riforma-dellonu-della-banca-mondiale-e-dellfmi/
Qui sotto la Dichiarazione finale completa, in inglese:
venerdì, 2 ottobre 2026
In copertina: La foto ufficiale dei Capi di Stato al summit 2026, pubblicata da https://www.brics2026.gov.in/


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