A Nova Gorica primo spettacolo del Visavì Dance Festival 2026
di Simona Maria Frigerio
Iniziamo il nostro viaggio nell’universo coreutico di Visavì con lo spettacolo (quasi un musical) multimediale, Borderless Body, in scena al Teatro Nazionale Sloveno SNG di Nova Gorica, giovedì 15 ottobre in prima serata.
Ensemble con 14 elementi, cantante (e voce recitante) dal vivo, così come il musicista, intermezzo comico con Alexa (pardon: Alex, sic!), megaschermi, light designing puntuale, molto fumo, una struttura verticale (letteralmente) da arrampicata, vari pannelli di acciaio (e vetro?) scomponibili e ricomponibili in geometrie variabili e con funzioni poetico-estetiche diverse, una danzatrice su una piattaforma a rotelle e un cane robot. Decisamente troppi media in scena.
Partiamo dal messaggio, da applauso. E però anche questo troppo carico di elementi di denuncia – dall’intelligenza artificiale che soppianterà l’essere umano, impotente e attonito spettatore della propria perdita di ruolo quale protagonista della ‘creazione’, ai social che ci inghiottono nel loro inferno binario; dalla mancanza di empatia di fronte alla distruzione dell’ecosistema così come al genocidio palestinese, alla proxy war in Donbass a cui saremo presto obbligati a partecipare non più solamente a livello economico bensì come carne da macello. L’unica soluzione? Riprogrammarci come esseri umani, ridiventare umani, empatici, protesi verso la cura dell’altro da sé – invece che bramosi di dominio, sopraffazione e affermazione del nostro piccolo io egocentrico.
Un messaggio ricco, intenso, condivisile e urgente ma che denuncia troppe problematiche che, sebbene interconnesse nel nostro presente, potrebbero essere la sottotraccia per altrettanti spettacoli. Inoltre, per chi non conosca l’inglese (avendo solo sovratitoli in sloveno, visto anche che la Compagnia è quella del Teatro Nazionale di Nova Gorica), può essere difficile se non impossibile seguire il testo, insieme poetico e concettuale.
Per esprimere le molteplici denunce della stoltezza umana, Borderless Body attinge all’immaginario filmico, in primis. Faremo solo alcuni esempi. Il primo test, quello della tartaruga, rammenta una scena topica di Blade Runner che serviva a discriminare umani e androidi. Le stringhe su megaschermo rimandano a Matrix come alcune proiezioni all’occhio di Buñuel o alla coquille di Germaine Dulac e, in generale, al cinema surrealista. Si può persino provare una sensazione di déjà-vu rispetto ad alcuni quadri coreografici, ripresi dall’alto e proiettati dal vivo, che sembrano rifarsi a scene di Another brick in the wall dei Pink Floyd (soprattutto la seconda parte, che denuncia la rigida istruzione dei collegi britannici). E però proprio questa ricchezza di immagini e immaginari può distrarre lo spettatore dal fulcro dello spettacolo, che dovrebbe essere la coreografia.
La stessa non sempre è in grado di descrivere attraverso un gesto/significante il significato che canzoni e recitato ci propongono. A volte le qualità atletiche superano quelle coreutiche ed espressive, mentre gli ensemble accumulano quadri diversi che non permettono la concentrazione ma disperdono l’attenzione dello spettatore. Tra i migliori, la danzatrice che, obbligata a indossare le scarpette (oggetto simbolo di costrizione) si muove come una marionetta telecomandata dall’IA, o quando quest’ultima inscena un girotondo circondata dai suoi adepti; e ancora quando l’umanità, incarnata in una sola danzatrice che ha tentato di opporsi allo strapotere tecnologico, tenta di salvarsi su una città-atollo come Enola in Waterworld o, infine, l’ensemble che assume, utilizzando gli sgabelli a rotelle come armi e sfruttandone il rumore, le sembianze degli scanner retinici di Minority Report a caccia della loro preda umana.
Ciò che ci attende è un universo da nono racconto di Io, robot di Asimov o, peggio ancora, da Kyashān – l’anime di Tatsuo Yoshida? O, come accennato nello spettacolo, dovremmo aderire (come ha fatto Elon Musk) alle idee dell’ebreo libanese (ora cittadino statunitense, dopo una vita passata in Canada), Gad Saad, che condanna la suicidal empathy, ovvero quella che lui definisce empatia suicidaria occidentale verso i Paesi più poveri, i musulmani e gli omosessuali (tutte minacce, secondo lui, per il nostro ‘giardino fiorito’)?
Saremo degli illusi ma (ispirandoci a uno degli ultimi quadri dello spettacolo) continuiamo a credere che, da questo inferno, usciremo a riveder le stelle.
Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito di Visavì Dance Festival 2026:
Gorizia, Nova Gorica, Gradisca d’Isonzo, Cormons, Collio varie location
giovedì 15 ottobre 2026, ore 21.00
Nova Gorica
Teatro Nazionale Sloveno SNG
MN Dance Company (Slovenia) / Michal Rynia / Nastja Bremec Rynia presentano:
Borderless Body
venerdì, 23 ottobre 2026
In copertina: Photo credit Natalia Polonskaia (come da sito di Visavì Festival)


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