Occidente e Oriente: il segreto è 爱
di Simona Maria Frigerio
Alessandro Serra firma interamente questa tragedia – dalla regia alle scene (che richiamano il Macbettu, come il taglio delle luci), e perfino i suoni e i costumi (anch’essi nel segno della continuità o dell’autocitazione).
Dopodiché in questa Tragùdia. Il canto di Edipo, Serra dimostra conoscenze enciclopediche, pescando in generi, codici, canoni, e linguaggi tra i più disparati – così tanto che gli stessi raramente si amalgamano e, al contrario, spesso stridono incongruamente.
Nel Macbettu la struttura drammaturgica della tragedia elisabettiana sposava in maniera precisa e pregnante i miti antropopoietici che si celebrano nel carnevale sardo, così come accoglieva figure archetipiche proprie della tradizione culturale occidentale. Autocitandomi, ricordo “Su Battileddu, maschera barbaricina che sarà sacrificata – come il Re Pescatore, il re sterile che dovrà fertilizzare la terra desolata (the waste land) – con il proprio sangue e, per estensione, il Macbeth shakespeariano: cerchio infecondo… e scettro sterile perché senza discendenti”. Alessandro Serra, allora, aveva rispettato l’essenza più autentica del Bardo e lavorato su assonanze e aderenze reali (1). Perfetto.
Al contrario, in questa versione di Edipo (Re e a Colono) ci beffiamo della Parabola dei ciechi di Pieter Bruegel il Vecchio tentando addirittura di far dialogare un muto, Teseo, che impersona l’Oriente (con riferimenti al Teatro del Nō giapponese poco congruenti con il costume rosso fiammante in stile cinese, o meglio Ping Pong Pang della Turandot pucciniana) con un cieco, Edipo, che è chiaramente emblema della cultura occidentale – le cui radici affondano nei miti (e nei complessi) narrati dalla tragedia greca.
Se amore 爱 è la meta (secondo l’interpretazione di Serra), la selva dei registri e dei rimandi è troppo intricata per districarsi e trovare una via che sia emozionale oltre che cerebrale. Questo spettacolo non ha nulla del rito laico compartecipato da una polis consapevole, che si rispecchia nel proprio teatro, bensì olezza dell’autocompiacimento intellettuale di risalire alla matrice di fronte al manufatto. In parole povere: quanti si saranno complimentati con se stessi per aver compreso che quella specie di arpia dantesca, con un impermeabile in stile esibizionista, rimanda all’ambivalenza sessuale propria di una versione del mito di Tiresia? E i due bastoni indicano forse quelli usati dallo stesso Tiresia a distanza di sette anni contro i serpenti? “Come sono colta!”, penso (o, meglio, bookish come direbbero gli inglesi). Oppure quanti, vedendo la Tinker Bell inguainata in lattice nero e con 10 centimetri di tacco a spillo in stile sado-maso, hanno compreso che avesse le alucce non perché è la Trilli della nostra infanzia, bensì la Sfinge – creatura leggendaria con corpo da leone, volto umano e, spesso, ali al seguito? Mi sono chiesta, come quando vidi – calata dall’alto – Ariel in veste d’arpia, nella Tempesta messa in scena alla Scala di Milano, per la regia di Robert Lepage: “Mi trovo di fronte all’opera di Thomas Adès, su libretto di Meredith Oakes nel tempio del melodramma italiano, o a una produzione del Cirque du Soleil?” (2).
Jared McNeill è un Edipo che non ha voce per cantare e, quando recita, è decisamente troppo enfatico: rabbioso e violento dall’inizio alla fine. La sua riconciliazione con la vita non appare credibile e non si avvertono i climax e anticlimax necessari per scoprire la parabola di un uomo complesso: intelligente ma anche superbo, irascibile eppure assetato di verità, roso dal dubbio ma pronto a espiare – assumendosi le proprie responsabilità.
Fuori tempo massimo la scena di Giocasta che sogna il neonato Edipo condannato a morte dal padre perché l’oracolo aveva predetto che lo avrebbe ucciso: un bambolotto con i piedi rigorosamente infilzati da un lungo spillone. Così come non convince a livello tecnico la scena del suicidio: la parete che lentamente cade sulle spalle di Edipo e dalla quale egli si libera passando per una porta, per trovare infine impiccata Giocasta, è troppo macchinosa. Il corpo che penzola non ha l’asciuttezza della morte di Lady Macbeth (nel precedente Macbettu) né la virginea purezza della folle Ofelia (anche perché qui ci troviamo di fronte a una vecchia: qualcuno dovrebbe rammentare che, come minimo, Giocasta doveva avere tra i cinquanta e i sessant’anni).
Forse l’unica scena davvero convincente e che non abbisogna dei sovratitoli perché ci appartiene, è quella in cui il coro esegue quasi un canto gregoriano con il profumo dell’incenso che riempie la platea e rimandi a quella chiesa greco-ortodossa – o alla fascinazione dei Monasteri delle Meteore, in Tessaglia – che si lega geograficamente alle radici della Magna Grecia e alla lingua scelta da Serra per questa tragedia, il grecanico.
Nel finale i soliti due o tre minuti di silenzio. Nel Macbettu, necessari per far sopire le emozioni contrastanti, qui semplice cliché: da Barba non si applaude, da Serra si rimane in religioso silenzio per qualche minuto, al buio.
Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito di Fabbrica Europa:
Teatro Goldoni
via Santa Maria 15 – Firenze
venerdì 25 settembre 2026, ore 21.00
Tragùdia
Il canto di Edipo
liberamente ispirato alle opere di Sofocle e ai racconti del mito
regia, scene, luci, suoni, costumi Alessandro Serra
traduzione in lingua grecanica Salvino Nucera
con Alessandro Burzotta, Salvatore Drago, Francesca Gabucci, Sara Giannelli, Jared McNeill, Chiara Michelini e Felice Montervino
voci e canti Bruno de Franceschi
collaborazione ai movimenti di scena Chiara Michelini
collaborazione ai costumi Serena Trevisi Marceddu
collaborazione al suono Gup Alcaro collaborazione alle luci Stefano Bardelli
produzione, distribuzione Danilo Soddu
direttore tecnico Francesco Peruzzi direttore di scena Luca Berettoni
tecnico del suono Alessandro Orrù tecnico delle luci Stefano Bardelli
costruzione scena Daniele Lepori, Serena Trevisi Marceddu, Loic Francois Hamelin
produzione Sardegna Teatro, Teatro Bellini, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Due Parma
in collaborazione con Compagnia Teatropersona, I Teatri di Reggio Emilia
(Nello spettacolo sono presenti scene di nudo parziale ed è previsto l’utilizzo di luci stroboscopiche. Spettacolo in lingua grecanica con sovratitoli in italiano e in inglese)
(1) https://teatro.persinsala.it/spettatori-e-artisti-un-incontro-magico-festival-dello-spettatore-2018/52579/
(2) https://www.inthenet.eu/2022/11/11/the-tempest/
venerdì, 2 ottobre 2026
In copertina: Tiresia in una scena dello spettacolo, gentilmente fornita dall’Ufficio stampa di Fabbrica Europa


Il teatro giapponese di Hōshō Nō Family
Visavì Dance Festival 2026
Dall’improvvisazione alla scrittura
Teatro Puccini. Stagione 2026 /2027
Chama
Fabbrica Europa XXXIII edizione