Il Castello di Gallipoli
Sapore di Ortigia anche a settembre?
di Luciano Uggè
Dopo aver vissuto a Ortigia, ritrovarsi tra le viuzze di Gallipoli fa riaffiorare la nostalgia. Situata lungo la costa occidentale del Salento, come la perla siracusana ha un centro storico staccato dalla città moderna, in quanto sorge su di un’isola calcarea, circondata dal Mar Ionio e collegata alla terraferma da un ponte in muratura risalente al XVII° secolo. Al largo, si intravedono le isole del Campo e di Sant’Andrea e l’isolotto de Li picciuni. In questo periodo dell’anno, quando già si assaporano i sentori autunnali e la calca (oltre che la calura) estiva scema, visitare le coste meridionali può essere una scoperta che va al di là del piacere balneare.
Tra le vestigia più antiche della cittadina, la Torre Sabea a circa 2 chilometri dal centro, ove sono stati scavati i resti di un abitato neolitico risalente a circa 9.000 anni fa. Gallipoli, come il Salento, ha vissuto momenti di splendore intervallati dalle guerre di successione europee finché, nel 1734, Carlo I° di Borbone, figlio del re di Spagna Filippo V° e dell’italiana Elisabetta Farnese, assume il titolo di Re di Napoli – regalando al regno un periodo di pace (relativa). Gallipoli se ne giova potenziando il porto, indispensabile ai traffici soprattutto di olio lampante, come dimostra anche la presenza di frantoi ipogei restaurati e restituiti alla visita dei turisti e delle scolaresche. L’olio, quotato persino alla Borsa di Londra (fondata nel 1801), darà ricchezza a produttori e commercianti e questo si rispecchierà nei palazzi che sorgeranno in centro ma che, nel 1799, saranno devastati dai filo-Borbone capitanati da Antonio McDonald contro il governo filo-francese. Molti nobili saranno imprigionati e moriranno nelle segrete del castello, mentre l’olio – con l’avvento del gas, prima, e dell’energia elettrica, poi – finirà per essere solo un prodotto relegato alla storia e alla cultura locali.
La visita non può quindi che principiare dal porto e dal vicino Castello aragonese, circondato quasi completamente dal mare – e che ha subito rifacimenti in varie epoche a partire dal periodo Normanno. Si deve al governo aragonese il recinto a pianta poligonale, fortificato da torri cilindriche che regala all’edificio l’aspetto attuale. La cortina di levante, denominata Rivellino, sarà costruita nel 1522, staccata dalla fortezza dal mare e raggiungibile solo grazie a un ponte levatoio in legno (ancora esistente).



Tra i iuoghi di culto segnaliamo la Chiesa di San Francesco d’Assisi che risale al XIII° secolo – anche se ha subito rimaneggiamenti nel corso del Seicento e del Settecento, tant’è vero che l’interno a tre navate ospita ben dieci altari barocchi disposti lungo i lati. Affacciate sul mare, il Santissimo Crocifisso e San Domenico al Rosario. La prima è sede dell’omonima confraternita ed è stata edificata nel 1750. La facciata si caratterizza per una grande maiolica ottocentesca che raffigura il miracolo della traslazione, mentre la scultura lignea del Cristo morto, ospitata sull’altare maggiore, è portata in processione ogni anno nel corso della Settimana Santa. Accanto, la Chiesa di San Domenico al Rosario è stata riedificata alla fine del XVII° secolo e si nota per la facciata in pietra calcarenitica – di quel peculiare color ocra che contraddistingue il Salentino – decorata riccamente. Anche qui troviamo ben dieci altari barocchi laterali e, adiacente, il chiostro del convento.
Dal clero alla nobiltà
Città di nobili e di arricchiti, italiani e spagnoli, Gallipoli è ingentilita da diversi palazzi signorili di epoca rinascimentale e barocca, con portali imponenti. Iniziamo a bighellonare partendo da Palazzo Briganti, vista anche la piacevolezza della piazzetta in cui sorge. Edificato nel 1500 ma con una aggiunta settecentesca, non deve il proprio nome alla pratica del brigantaggio bensì a Tommaso, Domenico e Filippo Briganti, giurisperiti molto noti ai loro tempi. Nei sotterranei è tuttora presente il frantoio ipogeo scavato nel tufo.
Di fronte alla Cattedrale si può ammirare Palazzo Pirelli, risalente al XVI° secolo e ristrutturato in epoca barocca con un bel portale e una loggia. Anche Palazzo Assanti-Aragona, appartenente a una tra le famiglie più importanti e antiche di Gallipoli, ospita un frantoio ipogeo.
Girovagando tra i vicoli e i negozi turistici (sempre più marginale l’artigianato locale) vi accorgerete anche che il centro possiede una propria spiaggia, perfettamente fusa nella baia che la abbraccia. Letteralmente presa d’assalto nei fine settama, permette – unitamente al molo – ai salentini di crogiolarsi al sole e nuotare senza ricorrere alle antiestetiche e arrugginite piattaforme di Ortigia.
L’intera costa tra Santa Maria di Leuca e Gallipoli è altresì arricchita di torri, alcune molto antiche, e di borghi marini – alcuni squallidamente edificati e altrettanto velocemente abbandonati, e altri più vivaci ed esteticamente piacevoli. A pochi chilometri anche le celebri spiagge di Malibu e Bora Bora che, però, aldilà dei colori offrono ben poco rispetto alle località omonime. Le alghe e la speculazione edilizia hanno eroso gran parte della bellezza paesaggistica della zona salentina affacciata sullo Ionio, mentre intere falesie intorno a Santa Maria di Leuca sono ormai diventate proprietà privata e sono state recintate. Il litorale a nord, che potrebbe congiungere facilmente Gallipoli a Rivabella, passando per Torre Sabea è un rotolo di asfalto trafficato giorno e notte, almeno in estate. Qui gli amministratori locali a differenza, ad esempio, di quelli di Marina di Ragusa, non hanno pensato di creare un percorso ciclopedonale per coprire quei pochi chilometri, che avrebbero un sicuro giovamento dal punto di vista naturalistico e della vivibilità. Ma la domanda che sorge spontanea è se tale scelta non sia dovuta a incuria, bensì ai lauti introiti dei parcheggi (e delle multe) che dissanguano turisti e locali sebbene, forse, siano indispensabili alle casse erariali, visto anche il numero di attività chiuse e messe in vendita e/o in affitto.
Noi abbiamo percorso la costa a inizio estate, ma la storia salentina – che si respira a Gallipoli, come a Lecce o a Specchia – si può assaporare ancora meglio, lontano dalle frotte di stranieri in vena di fugaci giri in speed boat, nella stagione autunnale e, come tutti sanno, il mare d’inverno ha un fascino tutto suo…
venerdì, 21 agosto 2026
In copertina e nel pezzo: Foto de la Redazione di InTheNet


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