Un viaggio nelle profondità dell’Antro del Corchia
di Luciano Uggè
Tra le grotte carsiche, visitabili in Toscana in ogni stagione (sebbene aperte soprattutto nei mesi estivi), figurano i 2 km di percorso – facilmente praticabili – nell’Antro del Corchia. Accompagnati da guide e scaglionati in due, tre o quattro ingressi giornalieri, con navetta che parte dal vicino borgo di Levigliani e – vista la pericolosità della strada – conduce velocemente e in sicurezza all’entrata, questa può essere una valida alternativa alla Versilia più caotica e marina.
Grazie a un’ampia passerella in acciaio, che offre sicurezza ai visitatori (l’età minima per i bambini è 4 anni e non sono ammessi passeggini) ma anche la preservazione degli ambienti, per circa due ore potrete immergervi in un universo di silenzio che, goccia dopo goccia, si è creato in centinaia di migliaia quando non in milioni di anni.
Il Monte Corchia è alto 1677 metri ed è situato nel Comune di Stazzema e, come altre cime delle Apuane, è stato devastato dalle cave – ancora attiva quella dei Tavolini; mentre è stata abbandonata quella del Retro-Corchia che, in pochissimo tempo, ha rovinato l’ecosistema del versante settentrionale. Per chi voglia visitarlo dall’esterno, invece che nelle profondità, ricordiamo che i percorsi trekking sono molti e di difficoltà diversa. Esistono anche anelli che combinano salite e discese, come quello – segnalato in molti siti – che da Passo di Croce arriva al Pirosetto, per poi scendere verso sud-est e, grazie al sentiero 129, passando da Fociomboli, riconduce al Passo da cui si è partiti, utilizzando il sentiero 11.


Tornando alle Grotte, vi si accede attraverso un tunnel artificiale lungo 170 metri, che ha permesso di non deteriorare gli ingressi naturali. Realizzato dai cavatori di marmo della zona, è stato riconvertito quale ingresso turistico nel momento in cui si è constatato che permetteva l’accesso a un breve percorso turistico e si è deciso di valorizzare l’ipogeo naturale a scapito, per una volta, di chi sventra le montagne senza lungimiranza né rispetto.
La visita, grazie alle guide, permette di apprezzare appieno l’origine e la conformazione geologica delle diverse gallerie, che si succedono senza soluzione di continuità, sempre più ampie e ricche di merlature e trine quasi fossero il frutto di una tessitrice ben più abile di Aracne, che a tratti si riflettono nell’acqua creando l’illusione di un mondo al contrario.
La prima che vediamo solamente dal basso è Galleria Franosa, un canyon alto decine di metri, e al cui confronto il visitatore proverà un senso di ridimensionamento e sentirà come sia l’essere umano sia l’ambiente che ci ospita siano fragili. Poco oltre potrete apprezzare la Galleria degli Inglesi – che ovviamente deve il nome agli esploratori britannici, i quali la scoprirono nel secolo scorso, battendo sul tempo una squadra speleologica fiorentina, e che si caratterizza per un lago sotterraneo fossile, che è servito a lungo come campo base in anni in cui le spedizioni sotto terra potevano protrarsi anche per due settimane (come dimostrano anche i graffiti sui muri).
Mentre le stalagmiti e le stalattiti vi appariranno in un susseguirsi sempre più serrato e di maggiori dimensioni, scoprirete il perché della passione degli speleologi per il buio.
L’ambiente ipogeo, che svuota dall’interno il Monte Corchia, si conclude (per il breve tratto visitabile) in un anello con la Galleria delle Stalattiti, ornata da concrezioni spettacolari – che nulla hanno a invidiare agli scenari elaborati dalle nuove tecnologie per il 3D.

L’Antro del Corchia – di cui i visitatori ammirano solamente 2 km – è tutt’ora oggetto di esplorazioni, visto che sui 150 km di percorsi ipotizzati, finora ne sono stati scoperti solamente 70; mentre il dislivello tra l’apertura più elevata e il fondo è di 1187 metri. Il primo ingresso fu scoperto nel 1840 dal naturalista Emilio Simi, ma da allora si sono moltiplicati così come i tratti di grotta riemersi grazie all’oscuro e pericoloso lavoro degli speleologi.
Il percorso turistico che abbiamo seguito – guidati ottimamente da Mariela Quartarolo – è stato inaugurato nel 2001, ed è facilitato – come scrivevamo – dalla passerella in acciaio che (e anche in questo si nota la differenza tra la mentalità conservativa dello speleologo e quella rapace dei proprietari di cave) è stata progettata per poter essere eventualmente smontata così da ripristinare l’ambiente ipogeo originario.
Doveroso ricordare che sono indispensabili, però, scarpe con suole di para (meglio da montagna) visto che il terreno è molto scivoloso (a causa del 99% di umidità) e, in qualche punto, sconnesso. Indispensabili anche un maglione e una giacca a vento leggera perché la temperatura è di 7 gradi circa tutto l’anno e, soprattutto, l’umidità è talmente palpabile che, alla fine dell’escursione, si sente il bisogno di lavarsi le mani sotto l’acqua calda.
Non ci resta che lasciarvi con alcune foto scattata dalla Redazione in agosto (senza l’uso del flash per preservare l’ambiente naturale).
venerdì, 28 agosto 2026
In copertina e nel pezzo: Foto scattate dalla redazione di InTheNet.eu, come da autorizzazione della guida, durante la visita del 13 agosto c.a.


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