Il sentiero CAI 14A e i suoi limiti
di Luciano Uggè
L’Appennino toscano offre una serie di percorsi trekking di varia difficoltà e a diversa altezza sul livello del mare che nulla hanno a invidiare – come mi piace ripetere – né alla caotica Versilia marina, infestata dai bagni (che, speriamo, l’anno prossimo siano drasticamente ridimensionati) né, tanto meno, ai sentieri montani del Nord Italia ormai frequentati quanto le vie dello shopping milanese.


Nella Riserva naturale dell’Orrido di Botri, prima di salire verso Foce a Giovo e percorrere i crinali che, ad esempio, portano a Passo Annibale, osservare a volo d’uccello i declivi di Val di Luce, o riposarsi sulle rive del melmoso Lago Piatto, si può optare per una deviazione che parte dal Vecchio Rifugio Casentini – il sentiero CAI 14A (come da mappa), che offre non solamente una splendida escursione tra i boschi ma anche la possibilità di ammirare il volo di un’aquila reale o di fare merenda (in estate) nel letto di un ruscello ammirando le farfalle che svolazzano tutt’intorno.
Il percorso ad anello ha però delle difficoltà che non vanno ignorate. La prima sono i numerosi guadi che, a misura che si procede, diventano sempre più ardui da attraversare anche in stagione estiva (e, quindi, secca) perché sia le discese che, soprattutto, i sentieri per la risalita non sono segnalati con accuratezza e, anzi, per molti è difficile capire in quale punto sia più sicuro attraversare (tanto che noi ci siamo arresi – in agosto – di fronte all’ultimo ruscello e alle sue rive troppo scoscese).


Il percorso, tra l’altro – nonostante la mappa che riportiamo e che è consultabile all’inizio del sentiero – è ben segnalato solo finché si resta sul sentiero CAI 14A (in blu) il quale, a un certo punto, si dirama verso nord (in rosso), in direzione del sentiero CAI 16 – col quale si può ritornare al Vecchio Rifugio Casentini e completare l’anello – oppure, a sud, verso altre mete. In quel punto – come si nota dalla foto: una roccia segnala le due direzioni opposte ma, da quella ‘doppia freccia’, le strisce rosse e bianche sugli alberi si fanno sempre più rare e sbiadite, finché occorre fidarsi di quel qualcuno o qualcuna che ha disseminato il bosco di piccole statue di pietra che, approssimativamente (ma molto più puntualmente), indicano il percorso, reso ancor più confuso per via delle molte radure che si susseguono sempre più ampie e dei declivi, privi oltre che di segnaletica di un reale sentiero che li delimiti.


Noi ci siamo arresi (probabilmente) qualche centinaio di metri prima di raggiungere il CAI 16. Ma non è detto che non ci riproveremo e, nel frattempo, ci auguriamo che il CAI migliori la segnaletica che dal Sentiero dei Carbonari conduce verso Puntone e Mercatello.
venerdì, 30 ottobre 2026
In copertina e nel pezzo: Foto della Redazione di InTheNet scattate ad agosto 2026


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