Mostra in situ di Dem, Muz, Alleg e Ericailcane
di Luciano Uggè e Simona Maria Frigerio
Sono una trentina le installazioni, gli interventi e le opere in dialogo con il borgo medievale di Massa e Cozzile fino al 21 settembre nella mostra site-specific curata da Gian Guido Grassi.
Il progetto d’arte contemporanea, in provincia di Pistoia, prende il titolo da quell’erba tenace e presente in ogni dove che ispira questa ‘disseminazione contemporanea’ senza la pretesa né di imitare (impossibile nel piccolo scrigno del Museo di San Michele) né di competere con la bellezza naturale e storica di uno tra i tanti borghi-gioiello di cui è punteggiata la Toscana. Lo scopo è, al contrario, di regalare agli abitanti e ai visitatori suggestioni e visioni altre per compenetrare il passato con istanze artistiche contemporanee.
In tale contesto urbano – ma anche all’interno di palazzi già riccamente decorati – non è facile coniugare la propria vena creativa adattandosi a spazi ben determinati a livello funzionale, senza perdere la propria unicità.
Il nostro percorso – non esaustivo ma che vuole proporre alcuni spunti di riflessione – inizia dal Loggiato in piazza Giacomo Matteotti, dove Dem ha posizionato tre opere scultoree con maschere che rimanda – nel nostro immaginario – a quel passato intessuto di peste, monatti e misericordia che qui in Toscana è ancora ben presente sia grazie a ricostruzioni accurate (come a Sansepolcro, 1), sia con le attività di volontariato della Congregazione di ispirazione cattolica, della quale oggi fanno parte anche confratelli atei o appartenenti ad altri culti.

Proseguiamo in piazza Cavour, dove Alleg ha collocato un bassorilievo sulla facciata dell’ex Convento monacale della Visitazione: un enorme gatto appositamente nero che gioca con i fili dei gomitoli di lana inseriti a ‘sbarrare’ le finestre. Laddove un tempo la clausura imponeva il silenzio e il divieto anche per adulti e bambini di giocare “a palle e pallottole” nei pressi del luogo di raccoglimento e preghiera, oggi Alleg riporta al centro della piazza la dimensione del to play che, non a caso, in inglese significa giocare, recitare e persino suonare – ovvero vivere nello spazio liminale tra realtà e arte, che dovrebbe sempre essere un gioco creativo.
Nel Museo di San Michele, infine, a latere del murale, Muz, è entrato in punta di piedi nella cappella omonima, impreziosita da dipinti seicenteschi, nel grande salone con il coro ligneo e lo scranno riservato alla Madre Superiora, e nel piccolo museo che conserva, tra gli altri, un pregevole ostensorio in argento del 1600 e un calice finemente lavorato circa dello stesso periodo.
Muz sceglie allora ‘riempire alcuni vuoti’ con delicatezza, denunciando il suo intervento senza cercare di mimetizzarlo – al pari della scuola archeologica italiana. Il suo candelabro come il suo rosone si inseriscono negli spazi all’uopo optando per un’essenzialità che è insieme forma di rispetto ed elemento stilistico distintivo. Molto interessanti anche i i rimandi dei lavori in stencil su carta per le molteplici suggestioni – dalle magnifiche architetture arabo-andaluse dell’Alhambra alle figure sulle carte dei tarocchi. Un cortocircuito speculare tra oriente e occidente, cristianità e Islam, alchimia/magia e culto.
Infine segnaliamo, nel Palazzo Comunale, le otto maschere di Dem e le serigrafie di Ericailcane. Le maschere sono in delicato equilibrio tra tribalità e onirismo e ci hanno ricordato come molti artisti, oggi, stanno recuperando e reinterpretando a livello creativo l’oggetto maschera, insieme teatrale (dall’antica Grecia al Giappone) ed elemento di culto – in diverse tribù del passato e del presente: ponte tra vivi e morti, tra realtà e sogno, salute e malattia. E così ci è tornato alla mente, tra i tanti nomi, il camerunense Pascale Marthine Tayou (2).
Ai visitatori scoprire anche le altre opere e installazioni.
(1) https://www.inthenet.eu/2025/03/28/sansepolcro-un-borgo-in-fase-di-rinascita/
venerdì, 11 luglio 2025
In copertina: La locandina della manifestazione (particolare per ragioni di layout); nel pezzo: le opere di Dem nel Loggiato, in piazza Giacomo Matteotti (foto della Redazione)

