Ultimo step della collettiva Promemoria personale (ad uso pubblico)
di Simona Maria Frigerio e Luciano Uggè
Il curatore Saretto Cincinelli e ChorAsis-Lo spazio della visione ci invitano a osservare il quarto ‘pannello’ di questo polittico – dipinto, scolpito, intessuto a più mani e cadenzato in quattro tempi – ma che occupa sempre lo stesso spazio, quello di Villa Rospigliosi, che di per sé ha la scabra bellezza della pala d’altare, la ruvida austerità di un Medioevo industriale e la verticalità delle cattedrali gotiche.
Le sollecitazioni all’interno sono legate dal filo conduttore del tratto, della linea che si fa sinuosa, spezzata, frammentata, sfumata o, al contrario, incisa, tagliente e, ancora, riflessa, stagliata e, mutatis mutandi, eterea come i contorni sbiaditi di un’immagine scattata da un dagherrotipo.
Impossibile, quindi, proporre al visitatore un preciso metro di giudizio critico o un percorso che evolva e semplifichi una narrazione univoca. E allora sceglieremo le interferenze, quelle sovrapposizioni tra correnti, poetiche e matrici culturali che, ovviamente, si riscontrano anche nell’universo solo apparentemente caotico dell’arte.
Iniziamo da Christiane Löhr con Kleine Haarsäule, che inevitabilmente ci riporta ai fili di lana nera di Chiharu Shiota, ospite nel 2014 allo Scompiglio di Vorno, la quale imprigionavano la mente e il corpo del visitatore, quasi per evocare in lui o lei un senso di caducità (1). Qui i crini di cavallo imprigionano un microcosmo per sospenderlo in un fìat.
Tra i disegni, si nota il tratto di Michelangelo Consani che, in questa dimensione – minuta ed essenziale – esprime una potenzialità quasi repressa, rondaniniana nelle membra assunte a movimento in nuce di un corpo che siamo costretti a immaginare, mentre i suoi rapaci sembrano, spiccando il volo, essere gli unici a vedere dalla giusta distanza questo brulichio di vite che sembrano sempre più foriere di morte (grafite su carta per la serie Autoritratto).
Il disegno, del resto, secondo noi andrebbe rivalutato come mezzo di espressione artistica. Tra tanta paccottaglia (permettetici il termine) concettuale, che ritrae l’ombelico dell’artista quasi fosse il centro del mondo, l’arte del disegno o dell’ancor più essenziale tratto di matita o penna, da Leonardo a Egon Schiele, può avere persino maggiore forza dirompente di uno scatto fotografico che cristallizzi il presente. Può toccare corde profonde e antropologicamente condivise. Purtroppo l’arte ci sembra sempre più distaccata dalla realtà che ci circonda e su cui dovrebbe riflettere, sublimandola o scarnificandola. E ci chiediamo dove siano finiti gli Otto Dix o i George Grosz di Gaza, di Beirut, di Minab o di Starobelsk. In fondo, basterebbe un album, una matita e l’empatia che un artista dovrebbe provare per vincere il proprio ego e farsi cantore del suo e del nostro tempo.

Nella terza sala, dove avevamo ragionato su 1749 di Fabrizio Prevedello (2), un’opera del 2014 che traspone in un materiale povero – quasi ossimoricamente – il ritratto del Monte Sagro, sventrato per rifornire di marmo prezioso, designer, imprese edili ma anche gli stessi artisti (una tra le pochissime opere di denuncia sociale, politica e ambientale proposta nei tre step da noi seguiti di questa mostra, suddivisa in quattro capitoli), campeggia ora Scala (nel vuoto), di Andrea Santarlasci. La sala, con la sua spiccata verticalità, si presta a essere palcoscenico di questa mise en abîme (realizzata nel 1993) con una scala a chiocciola che può portare, come nell’inferno dentesco tra i ghiacci di Cocito, o “a riveder le stelle”. Ma nella sublimazione specchiante è, stranamente, proprio l’abisso ad attirarci non tanto perché sia “Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso”, quanto perché la superficie specchiante – da Michelangelo Pistoletto a Yayoi Kusama, passando per Anish Kapoor e Ólafur Elíasson – possiede il fascino magnetico esercitato anche su Narciso (laddove mito e tragedia greca non sono che l’espressione artistica delle radici della complessa psiche umana).
Affascinanti le due stampe lamba sempre di Santarlasci, intitolate Rovescio di cielo (sui limiti e sulle continuità), che mostrano celando – come Slander di Marco Rossetti, artista esposto sempre a Villa Rospigliosi anche in un precedente step (2), il quale comunicava con media, in parte diversi, la medesima sensazione di ricordi labili, e imprecisi come fuochi fatui, che “tendono a scomparire nell’orizzonte del tempo”. In questa quarta configurazione, Rossetti espone Noia e gioca con il liminale. Usando un faro di automobile per illuminare una scritta sul muro, che pare l’epitaffio su una lapide, suscita nell’osservatore un breve cortocircuito emotivo – insieme ironico e perturbante.
E qui chiudiamo. Ma non perché non vi sarebbero altre opere da analizzare o artisti da segnalarvi quanto per dare modo a voi stessi di costruire un percorso narrativo personale. In un mondo dove ormai regna sovrano il pensiero unico e lo spettatore, sempre più passivo, è chiamato solo ad accettare una qualche verità indiscutibile, come l’artista dovrebbe tornare a porsi all’ascolto di quel mondo (invece che dei brontolii della sua pancia), anche il critico deve imparare a fare un passo indietro per lasciare al visitatore il gusto della scoperta.
L’esposizione continua:
Villa Rospigliosi
via Firenze, 83 – Prato
fino a mercoledì 30 settembre 2026
visitabile gratuitamente su appuntamento (cell. 348.7814430)
Promemoria personale (ad uso pubblico)
a cura di Saretto Cincinelli
Ente promotore ChorAsis-Lo spazio della visione
Patrocini di Regione Toscana e Comune di Prato
Nella quarta configurazione della mostra (6 – 30 settembre) sono proposte opere di: Isabel Banal, Lorenzo Banci, Emanuele Becheri, Chiara Bettazzi, Michelangelo Consani, Daniela De Lorenzo, Connie Dekker, Rolando Deval, Paolo Fabiani, Cristina Gozzini, Carlo Guaita, Christiane Löhr, Luca Lupi, Paolo Meoni, Fabrizio Prevedello, Davide Rivalta, Marco Rossetti, Andrea Santarlasci, Sandra Tomboloni, Massimiliano Turco ed Eugenia Vanni
(1) A long day, installazione site-specific di Chiharu Shiota presso la Tenuta dello Scompiglio (2014): https://www.inthenet.eu/2026/02/13/sisters-of-hera-dentro-fuori/
(2) La prima variazione: https://www.inthenet.eu/2026/05/22/dal-monte-sagro-al-monte-altissimo/
venerdì, 11 settembre 2026
In copertina: La locandina della vernice. Nel pezzo: Andrea Santarlasci, Scala (nel vuoto), 1993, cm 360x360x205, legno, stagno, specchio e proiettore luminoso – foto gentilmente fornita da ChorAsis-Lo spazio della visione


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