Un piccola mostra per un grande artista
di Simona Maria Frigerio
Nell’ambito de Il Castello dell’Arte, la vetrina sul mondo organizzata dal Comune di Barga con Start Attitude, fino al prossimo 4 ottobre sarà visitabile una piccola esposizione con sculture e quadri di Luciano Pera, oltre a pezzi della sua collezione etno-antropologica, che rivela passioni e fonti di ispirazione dell’artista di Badia di Cantignano, deceduto nel 2024 a 99 anni, e che ha donato il suo intero patrimonio artistico e immobiliare alla Fondazione Banca del Monte di Lucca – città dove ha vissuto a lungo – con l’impegno, per quest’ultima, di conservarne e valorizzarne la produzione artistica e la memoria.
Pera è un artista complesso e, nella piccola personale di Barga – che sempre più punta sugli eventi artistici per valorizzarsi – si nota proprio questa tendenza centrifuga. Dopo gli studi umanistici (presso il liceo classico di Lucca) e gli anni della Seconda guerra mondiale, inizia ad appassionarsi alle arti figurative: a Firenze frequenta i corsi dell’Accademia di Belle Arti, ma anche lo studio di Ottone Rosai – che resterà sempre in delicato equilibrio tra precubismo à la Cézanne e Strapaese. Pera non disdegna neppure l’allora famoso Caffè Di Simo (dato che era ancora uso tra gli artisti, gli scrittori e gli intellettuali ritrovarsi in luoghi di consumazione pubblica); ma l’anno e la città che, sicuramente, costituiranno il punto di svolta della sua esistenza umana e artistica saranno il 1947 e Parigi, dove incontrerà Max Ernst e Pablo Picasso, Jean Cocteau e Marc Chagall – oltre a molti italiani espatriati, quali Filippo De Pisis, Gino Severini e Massimo Campigli. A Parigi, inoltre, ha la fortuna di venire in contatto con il semiologo e critico Roland Barthes, e di seguire le lezioni di un altro strutturalista persino più noto, l’etnologo e filosofo André Levy Strauss, che lo farà appassionare all’antropologia.
Tutta questa fame di sapere, unita a una innata curiosità e a un’indomabile vena sperimentale hanno sedimentato in Pera la voglia di seguire sempre nuove strade, senza mai crogiolarsi al calduccio di un focolare artistico sicuro in quanto acquisito, ma privo di sorprese o sfide.
Nelle due piccole sale della personale che gli dedicano il Comune di Barga e Start Attitude, si parte da Mia madre con ventaglio, un ritratto del 1955 che, se da un lato si inserisce nel solco figurativo, già dimostra il desiderio di sperimentare nella trattazione del materiale pittorico, in grado di restituire la sensazione di trovarsi di fronte a un affresco.
Sotto a una Porta di granaio africana, proveniente dalla collezione etno-antropologica di Pera, in legno scolpito (ne potrete ammirare anche un’altra nella seconda sala), si nota il bronzo Gea-gene, del 1996 (di cui esiste una versione del 1982 donata alla Fondazione Ragghianti di Lucca), che pare riproporre la Barca Solare egizia ponendo a prora una testa d’aquila, che non è però la trasposizione della comune polena, in quanto sembra che il rapace si sia esso stesso trasformato in Ra o Cheronte.
Nella seconda sala, su fondale nero, spicca astratta e fluida, quasi fosse un geroglifico onirico, Danza ludica (1989/90), in marmo statuario bianco; e accanto, il quadro Venus Circle (1961) dai toni freddi (mentre nella prima sala avevano notato un Venus Circle del 1962 dai toni bruni e terrigni) – in entrambi si respira forse la medesima ispirazione orfista di Sonia Delaunay?

L’anonyme de la Méditerranée (1975/82), un rosso porfirico della Maremma, rimanda alle pomone di Marino Marini ma assume una sua propria originalità quando messo a confronto con la longilinea Venere, statua in legno proveniente dalla Costa d’Avorio dal tratto asciutto e nervoso – sempre della collezione Pera.
Altri manufatti etno-antropologici di provenienza africana, esposti a suo tempo nella mostra Da Pera. Sculptures et bijoux (Nice, 1987), sono presenti in una teca a latere con alcuni gioielli realizzati dall’artista e che rimandano ai reperti archeologici di epoche preistoriche. Sul muro spiccano due litografie della cartella Appel de la lumière sur la surdité des humaines (1975), sinestesie pittoriche che paiono richiamare – attraverso la loro muta presenza – l’essere umano che vaga, come Dante, nelle tenebre.
Particolarmente interessante, dal punto di vista dell’ispirazione antropologica, il marmo Sortilège Ngai (1984) ma anche il quadro La battaglia dei Camuni, che prende spunto dalle pitture rupestri in Valcamonica, sovrapponendo loro il fascino letterario delle battaglie tra gli eroi dell’Iliade omerica – ulteriore esempio della stratificazione di saperi e la duttilità tecnica che caratterizzò l’intera produzione di Pera.
E chiudiamo, anche se le suggestioni sono tante e si accavallano opera dopo opera, con il quadro Le metamorfosi, della fine degli anni 60, in cui Pera sembra omaggiare il cubismo e il futurismo – tornando alle proprie ma anche alle radici del suo primo maestro, Ottone Rosai – discostandosene con quella vena di originalità mista a ironia che ne contraddistingue, però, l’opus.
La mostra continua:
Stanze della Memoria
via di Mezzo, 70 – Barga
fino a domenica, 4 ottobre 2026
orari: da venerdì a domenica, dalle ore 17.00 alle 23.00
Luciano Pera. L’ultimo archeologo
(dal titolo del documentario di Marco Agostinelli del 2001)
Mostra sostenuta dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca
venerdì, 4 settembre 2026
In copertina e nel pezzo: Foto della Redazione, con gentile approvazione di Start Attitude


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