Lontano dai riflettori, un giovane Thai regala messaggi d’amore
di Luciano Uggè
A 250 km a sud di Bangkok si estende la versione Thai della costa romagnola per pensionati tedeschi e mamme russe con relativa prole. Hua Hin si culla placida lungo una lunga striscia di sabbia farinosa di fronte a un mare spesso calmo e quasi sempre basso per oltre un centinaio di metri: un vero paradiso per i bambini, che vi sguazzano e costruiscono castelli di sabbia, e per le coppie anziane che rosolano al sole o galleggiano impavide tra le meduse giganti. Nel pomeriggio, quando si alza il vento, sono i campioni del wind surf e del wing foil a volteggiare a mezz’aria: spettacolo per alcuni, pericolo per altri (che tentano di nuotare tra vele che, ogni tanto, cascano tra le onde con fragore).
In questa specie di Paese dei balocchi, capita di guardare un muro e scoprirvi un murale. Nong è l’artista molto riservato che colora il grigiore di Hua Hin con i suoi occhi enormi che sembrano scrutare il mondo perplessi e i suoi omini che inviano messaggi in stile peace and love. Ma non solo. Può capitare di percorrere la strada principale verso Khao Takiab e accorgersi che, a una strettoia, è un murale a invitare gli autisti ad andare piano: forse non più efficacemente di un cartello stradale ma di certo in maniera più creativa. La street art di Nong dà colore a molti edifici abbandonati o fatiscenti nel centro di Hua Hin, ma anche alle strette vie che danno accesso al lungomare. Sono anni che questo ancor giovane artista ridisegna un paesaggio urbano in continua trasformazione fino a esserne diventato, lui stesso, una specie di marchio di fabbrica.



A Hua Hin si stanno aprendo anche molte gallerie d’arte e, al Cicada Night Market, si possono vedere i pittori locali al lavoro.
Tra i molti, ci hanno colpiti tre artisti in particolare. Il primo perché recupera il gusto neoimpressionista per il plein air ma utilizzando colori di fantasia, profondamente consoni a comunicare stati d’animo diversi senza una matrice espressionista. E però nei suoi alberi (dato che, come il padre della protagonista di Rebecca di Alfred Hitchcock, ha eletto gli stessi a suo unico soggetto) si respirano naturale vitalità e un riconciliato abbandono al ciclo di morte e rinascita. Molto vibrante la pennellata che stratifica e compone i piani.


Curioso anche il modo di lavorare di un altro artista, che utilizza una piccola cazzuola per distribuire mani di colore che si sovrappongono in uno stile macchiaiolo. I suoi soggetti sono tratti dal mondo rurale (un universo contadino o di pescatori che non esiste forse più in Thailandia) e da quello religioso – con il tipico monaco buddhista che, in kaṣāya zafferano, reca con sé la ciotola per la questua. Vividi i colori grazie alla tecnica che predilige la giustapposizione allo sfumato, e che risaltano anche nei quadri astratti.



E infine abbiamo potuto ammirare quella pazienza orientale di cui avevamo sentito parlare ma che ci pareva aver ceduto il posto alla frenesia dirompente di una società e un’economia in fase di crescita esuberante. La mirabile perfezione di questo artista, che copia con precisione e grazia ogni sfumatura dei petali di un fiore, ne restituisce la carnalità al punto da darci l’impressione di sentirne la fragranza. E non si pensi che copiare sia una forma d’arte minore. Tutto il contrario. In diversi Paesi orientali copiare nella maniera più precisa possibile un passo di danza, una movenza teatrale, un segno calligrafico o il piumaggio di un uccello equivale a maestria ed è sinonimo di bravura e bellezza.


venerdì, 18 luglio 2025
In copertina e nel pezzo: Foto de La Redazione di InTheNet

