I venti di guerra e la crisi economica si ripercuotono sull’arte?
di La Redazione di InTheNet
Mentre l’Italia ‘tiene botta’, come si potrebbe dire, sembra che il panorama europeo, almeno a inizio anno, non offra grandi esposizioni d’arte nemmeno negli spazi museali più accreditati. Può essere solo una sensazione e potremmo essere smentiti nel corso del 2026 ma, al momento, non possiamo darvi molti consigli se nei prossimi mesi visiterete le maggiori capitali europee – fatto salvo per gli addetti ai lavori che, in ogni caso, potranno contare sulle grandi mostre-mercato (le quali, però, hanno ben altri fini rispetto a progetti e installazioni site-specific, retrospettive o personali).
In controtendenza possiamo valutare la Tate Modern, a Londra, che si presenta, come sempre, ricca di eventi. Tra i molti in programma non ci è sfuggita la retrospettiva dedicata a Julio Le Parc – che si aprirà l’11 giugno e proseguirà fino al 3 maggio 2027. Dell’artista argentino avevamo già scritto, quando è stato ospite di Galleria Continua a San Gimignano (1). Anche nella prestigiosa sede londinese si potranno ammirare le sue installazioni interattive e i suoi quadri di grandi dimensioni di optical art, tutti all’insegna di una leggerezza e di un arcobaleno iridescente che, in questi tempi bui, non potrà che rallegrare gli occhi e l’animo dei visitatori. Una mostra che, conoscendo l’artista, consiglieremmo a scatola chiusa anche ai bambini.
Parigi, in una sede culto per l’arte contemporanea, il Musée du Luxembourg, ospiterà – dal 18 febbraio al 19 luglio – l’universo surrealista della scrittrice e pittrice britannica, Leonora Carrington. Viaggiatrice nata – come molti inglesi – ha percorso in lungo e in largo l’Europa prima di scoprire il suo ‘paradiso perduto’ in Messico. Lì trovò, infatti, il giusto equilibrio espressivo per il suo mondo interiore – dove si nascondevano semi di creatività che sbocciarono in opere surrealiste con rimandi alla mitologia e all’esoterismo. L’esposizione sarà insieme cronologica e per tematiche così da rispecchiare le sue varie passioni – dal Rinascimento italiano, scoperto durante il soggiorno fiorentino, alle proprie radici celtiche fino alla corrente che, sicuramente, la influenzò maggiormente, ossia il surrealismo di matrice francese.
Presso l’Amerika Haus, sulla Hardenbergstraße a Berlino-Charlottenburg, si tiene un’altra retrospettiva di qualità per Graciela Iturbide, un’artista non molto nota in Europa- sebbene considerata la maggiore fotografa del Latino-America vivente. A Milano, la sua personale ha aperto lo scorso 14 ottobre, con 84 scatti rigorosamente in bianco e nero, raccolti nella mostra El viaje del alma (a cura di Sergio Raúl Arroyo), negli spazi dello IULM. A Berlino, la fotografa messicana presenterà sia alcune delle sue serie iconiche sia scatti inediti. Tra le sue opere, insieme perturbanti e scabre, ricordiamo quelle dedicate alla cultura zapoteca delle comunità presenti in Juchitán – dove le donne detengono il potere e i ruoli stereotipati di genere sono un ricordo del passato; al rituale della Matanza, proprio del popolo indigeno Mixteco, noto come ‘popolo delle nuvole’; e le rarissime foto dei suoi viaggi in India e Bangladesh. Al di là dei ritratti di uomini e donne che rappresentano culture e costumi ancestrali, l’occhio di Iturbide trascende la mera documentazione antropologica per farsi espressione dell’archetipo umano.
Come molte altre istituzioni europee anche il Reina Sofia diMadrid punterà sulle donne e sull’arte Latino-Americana (come annunciato dal suo Direttore, Manuel Segade). In collaborazione con il Macba di Barcellona, in primavera, regalerà ai visitatori una retrospettiva su un’altra artista poco nota del Novecento spagnolo: la catalana Aurelia Muñoz – figura chiave nel rinnovamento dell’arte tessile in Europa. Mentre, già in queste fredde giornate di gennaio, il cantiere per il restauro del Palacio de Cristal, nel Parco del Retiro, è ricoperto da un’installazione site-specific della peruviana Andrea Canepa (sempre su impulso del Reina Sofia). Il museo madrileno ha, infatti, annunciato che, nel corso del 2026, non saranno presentate mostre blockbuster, mentre la collezione permanente sarà soggetta a un nuovo allestimento. Interessante, al contrario, il calendario degli incontri pubblici ai quali si sommeranno attività educative e l’idea di aprire un dialogo fra Guernica (il capolavoro di Pablo Picasso che attrae ogni anno decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo) e le opere che si sono ispirate a quel quadro per restituire la tragicità di altri eventi – il primo, da marzo a settembre, sarà African Guernica (firmato dal sudafricano Dumile Feni nel 1967, quale denuncia contro l’Apartheid).
In Catalogna, la MACBA Collection di Barcellona, in controtendenza rispetto al clima di austerità, promette grandi festeggiamenti per il suo 30° anniversario – Thirty Years and Infinite Ways of Being. 6.003 sono le opere in esposizione o nei magazzini, e fino al 28 settembre l’istituzione catalana promette di valorizzarle al meglio. La permanente comprende capolavori di arte catalana e spagnola (firmati da Joan Miró, Pablo Picasso e Jaume Plensa) e opere di grandi nomi internazionali quali Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, Marcel Duchamp, Man Ray, Rodchenko e Alexander Calder. Inoltre, fino al 6 aprile, sarà possibile visitare l’esposizione temporanea intitolata L’art i la cultura de Panàfrica – prima grande mostra internazionale che si concentra sulle manifestazioni culturali panafricane dagli anni 20 del Novecento ai giorni nostri. Il progetto è stato sviluppato con il supporto dell’Art Institute di Chicago, il Barbican Centre di Londra il KANAL Centre Pompidou di Bruxelles. Solo grazie a questa ampia collaborazione è stato possibile raccogliere le 500 opere di un centinaio di artisti. L’art i la cultura de Panàfrica sarà poi esposta da tutte le istituzioni coinvolte nel progetto.
Nessuna grande mostra è stata ancora annunciata nemmeno a Lisbona e allora abbiamo pensato di consigliarvi la visita di uno spazio espositivo privato che è poco noto ma molto interessante, il Museo Calouste Gulbenkian – dove sono ospitate le opere che ha collezionato il filantropo armeno da cui prende il nome. Il museo, inaugurato dopo la morte del magnate, nel 1969, comprende sia opere scelte dallo stesso Gulbenkian sia alcune acquisite negli anni seguenti e, oggi, vanta capolavori che coprono addirittura 5.000 anni di storia, con alcuni pezzi provenienti dall’Antico Egitto fino a pitture e sculture di arte moderna e contemporanea. I reperti antichi, in particolare, furono una passione di Gulbenkian, e gli furono consigliati dall’egittologo Howard Carter (famoso anche al grande pubblico in quanto fu colui che scoprì la tomba di Tutankhamon). Nella sezione museale dedicata alle antichità, anche diverse monete greche che farebbero la gioia di un numismatico e una serie di porcellane e stampe provenienti dall’antica Cina e dal Giappone. Pregevole altresì la raccolta di arte islamica – con esempi di ceramiche e stoffe risalenti ai secoli dal XII° al XVIII°. Infine, per chi volesse pascersi con paesaggi en plein air e ritratti in uno stile più familiare, ricordiamo che una sala è completamente dedicata ad alcuni tra i maggiori impressionisti francesi – quali Monet, Degat e Renoir.
(1) https://www.inthenet.eu/2023/09/29/la-storia-continua/
venerdì, 16 gennaio 2026
In copertina: Foto di Mike Ramírez Mx da Pixabay

