Le basi US in Italia sono una minaccia per la pace, la democrazia e la nostra sicurezza
di Federico Giusti
Le basi militari statunitensi in Italia non sono tutte della Nato, alcune sono il frutto degli accordi post-bellici con uno Stato vincitore (gli US) che decise, all’indomani della Seconda guerra mondiale, di dislocare truppe e logistica militare in varie regioni del nostro Paese, in aree giudicate strategiche.
Queste basi sono un importante ingranaggio della macchina da guerra statunitense ma hanno anche una funzione logistica nel caso di guerre combattute in altre aree del globo, specie quelle nell’area mediorientale e mediterranea. Le funzioni originarie erano altresì di deterrenza, o di aperta minaccia, in Paesi nei quali operavano forti e radicati movimenti comunisti (come, appunto, l’Italia).
Nel corso degli anni alcune basi sono state ripensate, diminuiti i militari effettivi, ma sono rimaste al loro posto adeguandosi via via ai nuovi scenari di guerra compatibilmente con gli interessi e le necessità dell’apparato bellico statunitense. Del resto, quali e quanti armi siano custodite in basi US dislocate in territorio italiano non è dato sapere. Per ricevere informazioni abbiamo atteso decenni acquisendole solo grazie a Wikileaks e va ricordato che, nella seconda metà del Dopoguerra, le basi sono servite per addestrare Gladio in funzione anticomunista. Il nostro Paese ha garantito fino ai nostri giorni una piattaforma geostrategica unica in Europa alle forze militari statunitensi, ed è la sede del più vasto insieme di capacità militari che gli US possiedono fuori dal loro continente.
È bene sapere che il contenuto degli accordi bilaterali che regolano l’uso delle basi sono in gran parte segreti: dal versante italico c’è tutto l’interesse a non diffondere dati e contenuti. Qualcosa sappiamo invece dagli US grazie al fatto che il Governo statunitense stipula contratti con le aziende produttrici di armi destinate al Mediterraneo, ossia alle basi US sui nostri territori, quali i droni della Global Hawk presenti a Sigonella.
L’Italia, nel corso degli anni, ha sempre risposto positivamente alle richieste statunitensi, prova ne sia quanto avvenuto con la base di Camp Darby – collegata via acqua al porto di Livorno e via ferrovia alla rete infrastrutturale civile. Il ruolo degli Enti locali in queste opere è stato di attiva collaborazione, al resto ci hanno pensato politici locali e nazionali imponendo l’obbligo di riservatezza a tutela della sicurezza nazionale e internazionale, quell’obbligo agitato insieme al Codice penale – che prevede anni di carcere per chi diffonda notizie che la popolazione locale dovrebbe, al contrario, conoscere, specie in tempi di guerra. Le basi US sono una minaccia per la pace, lo sono state per la democrazia e lo sono oggi per la nostra sicurezza. Ecco perché è stato organizzato un presidio lo scorso venerdì, 10 aprile, in piazza XX Settembre a Pisa. Ed ecco perché non ci si fermerà qui.
Per approfondire:
venerdì, 17 aprile 2026
In copertina: Immagine di Gerd Altmann da Pixabay

