Servi di Washington o ‘utili idioti’?
di Simona Maria Frigerio e Luciano Uggè
Bruxelles come Strasburgo si conferma capitale di un universo parallelo: ormai non si può nemmeno parlare di doppio standard, quanto di uno strabismo politico e intellettuale talmente accentuato che è impossibile, per chi sieda su quegli scranni, vedere la realtà – complici oltre 400milioni di cittadini che preferiscono credere alle menzogne dei media mainstream e alla narrazione ufficiale invece di informarsi o porsi domande; oppure talmente svuotati di ogni ideale da aver gettato la spugna, fingendo di non sapere per non agire e confrontarsi con il modello europeo al quale siamo costretti ad aderire. La critica è diventata un esercizio che, al massimo, si esercita sottovoce, dopo aver sciorinato una serie infinita di distinguo e quasi sempre con la ‘scusante’ (excusatio non petita, accusatio manifesta) di appartenere a una generazione che credeva in altri valori, ormai dépassé. E persino peggio è la classe di coloro che pensano di agire attraverso cuoricini e like, confondendo l’azione con il cliccare su una tastiera o esser-ci con il mascherarsi dietro a un nickname per far girare qualche post che, quando non sarà de-indicizzato, finirà per essere causa di rigurgito per altri che, pieni di spleen uguale e contrario, si crederanno in diritto di riversare tutto il loro mal-essere in quel mezzo che avrebbe dovuto liberarci e, al contrario, è diventato una rete per pesci che abboccano all’amo della retorica di regime.
Ci scuserete il lungo preambolo editoriale ma leggere per intero la Risoluzione del Parlamento europeo del 18 giugno 2026, intitolata Repressione politica e situazione umanitaria a Cuba (2026/2735), non può che suscitare indignazione in chiunque non solamente sappia qual è la reale situazione nell’isola e in Sudamerica, ma anche in coloro che, semplicemente, leggono ogni giorno dei crimini che da decenni commette Israele contro la popolazione palestinese.
Dopo un altrettanto lungo preambolo che si appella al regime globale di sanzioni dell’UE in materia di diritti umani (lo stesso che non ci pare sia mai stato applicato a Israele, agli Stati Uniti o ventilato per scoraggiare il terrorista autoeletto Presidente della Siria dal massacrare gli alawiti) e persino a “la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” – in un crescendo simile al monologo di John Belushi in The Blues Brothers…
Ebbene, il Parlamento Europeo immemore delle sanzioni unilaterali statunitensi, ossia del famigerato Bloqueo che strangola l’economia di una piccola isola che ha avuto l’ardire di auto-definirsi comunista, accusa quella stessa isola di essere praticamente uno Stato ‘fallito’ non a causa della lotta impari contro il gigante yankee ma per via del suo sistema politico: “considerando che oltre cinquant’anni di scelte politiche ed economiche da parte del regime comunista cubano hanno fatto precipitare il Paese in una crisi profonda, caratterizzata da blackout di fino a 22 ore al giorno, da una grave penuria di cibo, acqua, carburante e medicinali e da una diffusa povertà, sotto un regime monopartitico costituzionalmente radicato che dura da oltre 67 anni e in cui è l’unica forza politica consentita; che questo crollo di un modello politico ed economico basato sull’immobilità, sulla repressione e sulla resistenza al cambiamento, aggravato dall’assenza di elezioni libere, eque e competitive e dal divieto del pluralismo politico, avvicina sempre più Cuba alle caratteristiche di uno Stato fallito e costituisce un’anomalia antidemocratica nella sua regione”.
Ora, dato che immaginiamo che a Strasburgo nessuno assuma sostanze allucinogene, verrebbe da chiedersi quanti conoscano la storia di Cuba, ma anche dei Paesi del Sudamerica – dove non solamente le economie sono strangolate da decenni dal Fondo Monetario Internazionale, nonostante le cosiddette elezioni democratiche, ma falliscono miseramente (come l’Argentina) oppure si vedono i propri Presidenti rapiti e deportati (da Panama al Venezuela, dove la Presidente in pectore è riuscita, grazie allo smantellamento progressivo della Rivoluzione Bolivariana, a farsi togliere da Trump, guarda caso, le sanzioni personali) e sostituiti con marionette teleguidate da Washington.
Nessuno, a Strasburgo, deve essere stato informato (tanto meno dalla Ministra degli Esteri, immaginiamo) che a Cuba esiste un sistema di partecipazione democratica molto più effettivo di quello europeo (che, tra l’altro, lascia ampi poteri alle Commissioni, le quali non sono nemmeno elette dalla popolazione). Da mesi, comitati di cittadini discutono del futuro della loro isola con una partecipazione politica e un impegno che in Occidente, dove ormai le elezioni difficilmente raggiungono il 50% degli aventi diritto, paiono utopie fuori moda come le rivendicazioni degli anni 70.
Il ruolo delle Ong nella disinformazione sistemica
Il punto B della Risoluzione si basa sulle affermazioni di Prisoners Defenders, Organizzazione non governativa con sede a Madrid e rapporti con il Congresso e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La stessa si occupa unicamente dei diritti umani a Cuba e in alcuni Paesi asiatici. Come denuncia Italia/Cuba: “Da dove nasce questo interesse? Dalla profonda affiliazione anticubana del suo presidente, Javier Larrondo. L’investitore cubano-spagnolo dichiara con orgoglio di aver lavorato ‘mano nella mano’ con il controrivoluzionario Oswaldo Payá Sardiñas. Inoltre, nel 2011 ha contribuito a fondare la mal denominata Unione Patriottica di Cuba (UNPACU), insieme al criminale e capobanda José Daniel Ferrer. Payá è ricordato per i suoi legami con i terroristi extra cubani, con i quali ha lavorato a un programma di transizione al capitalismo con precetti simili ai postulati del Piano Bush. […] José Daniel Ferrer è ancora in carcere per i numerosi reati comuni che ha commesso, provati fino allo sfinimento dalle autorità cubane. Larrondo, il volto pubblico dei Difensori dei Prigionieri, è legato a questa categoria…” (1).
Nonostante ciò, a Strasburgo si prende per oro colato ciò che denuncia Prisoners Defenders (un po’ come accadde con i 20mila bambini ‘rapiti’ dai russi, che poi si sono ridotti – durante le trattative diplomatiche tra Kyiv e Mosca – a 339, (2) e afferma che Cuba detiene: “un numero record di 1.281 prigionieri politici, tra cui minori, alcuni dei quali detenuti in carceri di massima sicurezza insieme ad adulti, e molti detenuti in gravi condizioni di salute, tra cui atleti, artisti, giornalisti indipendenti e attivisti pacifici; che l’organizzazione documenta torture, violenze sessuali e minacce di morte sistematiche nei confronti dei detenuti e rileva, in uno studio statisticamente rappresentativo, che ogni prigioniero politico esaminato, compresi i minori, aveva subito torture e si era visto negare l’assistenza medica, in un contesto di ricorrenti modelli di detenzione arbitraria e in isolamento, sparizioni temporanee forzate e vessazioni nei confronti delle famiglie”.
Se anche fosse vero: come mai l’Europa non si preoccupa delle detenzioni amministrative (dovute ad arresti arbitrari, senza il bisogno di alcuna prova, per le quali non è concessa l’assistenza legale e la cui durata può protrarsi per anni anche nei confronti di minori) che Israele pratica da anni contro i palestinesi e che sono denunciate da organismi che hanno minori o nessun interesse a puntare il dito contro l’unica ‘democrazia del Medio Oriente’ (3)? E nessun membro del Parlamento Europeo si è preoccupato delle torture documentate e raccontate dagli attivisti della Flotilla, subite in Israele (4)? Delle violenze e degli abusi che l’Idf commette quotidianamente contro civili palestinesi (e ora libanesi)? E infine, dei quasi 300 giornalisti palestinesi uccisi dall’esercito israeliano?
Al contrario, il Parlamento Europeo si preoccupa: “dei comuni cittadini cubani, che devono fare i conti con ospedali impossibilitati a funzionare normalmente e privi di medicinali di base”. Domanda a chi siede a Strasburgo: qualcuno si ricorda quando gli Stati Uniti hanno impedito che si vendessero a Cuba addirittura i ventilatori polmonari in piena emergenza Codi-19 (5)? O qualcuno alza la voce per quei milioni di sudamericani o africani (e ormai anche europei) che non hanno accesso alle cure mediche perché gli ospedali pubblici sono troppo pochi, le liste di attesa troppo lunghe o, come negli States, senza un’assicurazione medica difficilmente si ottiene assistenza? Citiamo dalla AI di Google per non sembrare di parte: “Secondo le stime più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e delle Nazioni Unite, circa 4,6 miliardi di persone nel mondo (oltre la metà della popolazione globale) non hanno accesso ai servizi sanitari essenziali e non godono di una copertura sanitaria completa”.
Quando lo strabismo dei parlamentari comincia a sembrare un delirio
Al punto D si ammette che il “piano d’azione aggiornato delle Nazioni Unite per Cuba, che mira ad assistere circa due milioni di persone, continua a essere fortemente sottofinanziato…” e, quindi, indirettamente che la comunità internazionale, per qualche ragione, latita. Ma poi i parlamentari correggono il tiro e affermano (Punto F): “Considerando che Cuba importa oggi oltre il 70% degli alimenti che consuma, in un fertile Paese tropicale che un tempo era uno dei maggiori produttori mondiali di zucchero, un crollo che è il risultato diretto di decenni di agricoltura collettivizzata, controllata dallo Stato e militarizzata e di un modello economico improduttivo”.
Ora, ai tempi della Dittatura di Batista, come scrive la UE, Cuba era uno dei maggiori produttori di zucchero, ma questo significava che la monocoltura dominava le campagne e drenava terreni che sarebbero serviti per la produzione alimentare di sostentamento. Non solo. In quel periodo si arrivava a un 20% della forza lavoro disoccupata e gli agricoltori erano stipendiati solamente durante i mesi del raccolto. Un terzo dei cubani viveva in condizioni di estrema povertà. Mentre le esportazioni erano quasi totalmente verso gli Stati Uniti, i quali da autentici monopolisti non solamente dettavano il prezzo ma possedevano anche la maggior parte dei latifondi e degli zuccherifici. Qualche storico a Satrasburgo, forse, servirebbe. Ma basterebbe anche fornire ai parlamentari un semplice computer per avere tutte queste informazioni e rettificare simili travisamenti della realtà (6).
Ma la ciliegina sulla torta arriva con l’affermazione: “considerando che l’emergenza umanitaria non è il risultato di un embargo esterno, bensì la diretta conseguenza del modello e dei fallimenti del regime, vale a dire la militarizzazione e la monopolizzazione dell’economia da parte dello Stato, la soppressione dell’impresa privata e la distrazione delle risorse verso l’apparato di sicurezza anziché verso l’alimentazione, i medicinali e l’elettricità di cui la popolazione ha bisogno”.
Ora, delle due, una.
O il Bloqueo– che perdura dal 7 febbraio 1962 – non è mai esistito. Oppure le sanzioni non incidono sull’economia di un Paese. Nel qual caso, perché studiare un 21° pacchetto di sanzioni contro la Federazione russa, visto che tali metodi non hanno effetto? Per non parlare della retorica di distrarre le risorse verso la ‘sicurezza’ invece che verso il welfare state. Forse a Strasburgo non è ancora arrivata copia del Report sulla Difesa comune Ue dell’Istituto di ricerche internazionali di Archivio Disarmo, presentato alla Camera dei Deputati italiani il 5 giugno 2026 e ripreso da Il Fatto Quotidiano (7), che titola “Il riarmo mangerà welfare e pensioni o farà salire le tasse. Per inseguire la sicurezza strategica si sacrifica quella sociale”.
Dall’anticomunismo alla russofobia il passo è breve
Fingendo di dimenticarsi che Trump sta letteralmente assediando Cuba, come Israele sta facendo con la Striscia di Gaza, e che sono pochi i Paesi che osano sfidare il blocco imposto dagli States – tra i quali il Messico (mentre il Venezuela della Presidente in pectore, ‘nelle grazie’ di Trump, si è data per dispersa…); è logico che siano principalmente le superpotenze a poter contrastare le mire egemoniche di Washington. Di conseguenza, mentre la Russia invia aiuti umanitari (sotto forma di barili di petrolio), la Cina finanzia aziende che producono pannelli solari (perché, poi, a Cuba non si sia pensato prima di abbandonare il petrolio per le energie rinnovabili, rimane un mistero). Ma la UE, invece di applaudire, sfodera la sua accusa più vibrante contro Cuba: “Considerando che il regime intrattiene una stretta cooperazione militare con la Federazione russa, compreso il presunto reclutamento di migliaia di cittadini cubani inviati a combattere nella guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, il che è incompatibile con lo spirito dell’ADPC e contrario agli interessi di sicurezza dell’UE; che alla fine di marzo 2026 una petroliera di proprietà russa che trasportava circa 730.000 barili di petrolio greggio è stata autorizzata ad attraccare sulla costa settentrionale di Cuba”.
Ovvero, gli aiuti umanitari russi andrebbero rispediti al mittente (con buona pace non per i condizionatori, ma per incubatrici e generatori per gli ospedali) così da far felici gli ‘amici europei’ e inchinarsi ai loro interessi. E qui tacciamo sull’intrinseca visione neo-colonialista di una tale affermazione (peraltro disumana). Dopodiché, si badi bene di tacere ai cittadini italiani che tuttora, nel colabrodo della sanità calabrese, continuano a operare alcune centinaia di medici cubani – che sono indispensabili in quanto l’intera Europa, ormai, a livello sanitario, rasenta il cosiddetto Terzo Mondo. E non pensiate che negli Stati Nord Europei o nel Regno Unito le cose funzionino meglio: “In Svezia, il 23% dei pazienti attende più di una settimana per vedere un medico di base o un’infermiera. In Francia e in Germania la quota è di una persona su cinque (20%), mentre nel Regno Unito è vicina a questo livello, al 18%” (8).
La soluzione? Aderire al modello capitalistico
Senza dilungarci oltre perché lo spleen può portare a seri disturbi biliari, proseguendo nella lettura di un simile cumulo di falsi storici e sillogismi che, partendo da premesse del tutto erronee, non possono che portare a conclusioni illogiche, ecco che la ‘ricetta’ del Parlamento Europeo per la ‘malata’ Cuba è: un regime-change(quello che gli States hanno già perpetrato in Venezuela e noi cerchiamo disperatamente di ottenere in Russia usando l’Ucraina): “L’unica via d’uscita dalle difficoltà, dalla povertà e dall’isolamento con cui convive il popolo cubano consiste in profondi cambiamenti economici e politici che portino rapidamente a una transizione verso una democrazia piena e multipartitica, nella quale i dissidenti non siano perseguitati, incarcerati, torturati o assassinati e in cui siano rispettati i diritti e le libertà fondamentali grazie a un dialogo nazionale inclusivo e senza restrizioni nell’ottica di tale transizione; esorta il regime cubano a presentare riforme economiche sostenibili e significative che garantiscano la certezza del diritto e sostengano gli attori economici indipendenti, le iniziative private, gli investimenti e le libertà, intese come forme essenziali per evitare il collasso; chiede che le autorità cubane tutelino i diritti umani e garantiscano il diritto di riunione pacifica e la libertà di espressione, senza alcuna discriminazione fondata sulle opinioni politiche”.
Ovviamente la UE non si è resa conto, nel frattempo, che è proprio nel nostro emisfero che si stanno perdendo la libertà di espressione, opinione, e di manifestare. Con la scusa delle fake news e dell’antisemitismo, si sono prima censurate le voci critiche nei confronti della gestione dell’epidemia da Covid-19; poi si è imposta la narrazione di un’Ucraina ripulita dalla corruzione e dall’anelito nazi-fascista; e infine, dal 7 ottobre 2023 si tace sul genocidio dei palestinesi mentre si fanno sempre più affari sia con Kyiv sia con Israele – infischiandosene dei morti, e obnubilando soprattutto i civili e i bambini. Al confronto dell’orrore che vediamo oggi, quanto denunciò a suo tempo Wikileaks e per cui è stato perseguitato per anni Julian Assange, sembra un ricordo in stile happy days.
E quindi, la degna conclusione di questo cumulo di premesse volutamente false o abortite da persone ben poco edotte in materie quali la politica, la storia, l’economia, ma persino l’attualità sudamericana, è che il Parlamento Europeo “chiede l’adozione di misure mirate nell’ambito del regime globale di sanzioni dell’UE in materia di diritti umani nei confronti dei responsabili della repressione, a cominciare dai più alti funzionari del regime, compresi Miguel Díaz-Canel e i vertici della catena di comando dell’apparato giudiziario, penitenziario e di sicurezza, nonché dei dirigenti di GAESA”; e “condanna il sostegno materiale offerto dal regime alla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, compreso il reclutamento di cittadini cubani che combattono contro l’Ucraina, come anche l’approfondimento della sua cooperazione militare con Mosca, e insiste affinché tali questioni siano trattate come un elemento centrale della revisione delle relazioni dell’UE con Cuba; condanna altresì l’allineamento del regime al regime di Lukashenko in Bielorussia, in particolare gli stretti legami in ambito militare e di sicurezza che compromettono la sicurezza europea”.
In tutto ciò non solamente si avverte la mancanza di rispetto per la sovranità altrui ma anche come accuse infondate (non vi sono prove di una presenza di militari cubana in Russia) siano utilizzate per promuovere iniziative repressive nei confronti dei regimi che non ci aggradano (o che non gradisce il nostro padrone statunitense). Del resto, dopo le polemiche tra Meloni e Trump sappiamo a che gradino della scala gerarchica si ritrova il nostro Paese – quando il nostro Premier (sempre più in tenuta maschile) è beffeggiato in tal modo dal Presidente statunitense: «Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena» (9); la risposta piccata dall’altra parte ci è sembrata più uno scambio tra adolescenti che una seria presa di posizione politica.
L’atroce verità sembra essere quella di un viaggio lisergico senza ritorno. Sognando di riuscire a fare altrettanto con la Federazione Russa, i nostri Europarlamentari scrivono di essere pronti: “insieme alla comunità internazionale, a fornire a Cuba un’assistenza sostanziale mediante canali indipendenti dal governo mentre il Paese intraprende una transizione democratica credibile, affinché l’isola possa prosperare e garantire il benessere dei suoi cittadini” – magari come ai tempi di Batista…
A noi restano solo le ultime parole di una tra le più belle canzoni dei Clash, che dedichiamo all’isola che resiste:
Go easy / Step lightly / Stay free
(1) https://italiacuba.it/2024/07/13/campagna-di-prisoners-defenders-contro-cuba-linee-guida-per-comprendere-la-manipolazione/
(2) https://www.inthenet.eu/2025/11/07/il-farwest-dellinformazione/
(3) https://www.amnesty.it/affamati-di-giustizia-rapporto-sulla-detenzione-amministrativa-in-israele/
(4)
(5) https://www.lordinenuovo.it/2020/04/12/gli-usa-impediscono-a-cuba-di-acquistare-ventilatori-polmonari/
(6) https://rivoluzione.red/la-rivoluzione-cubana-passato-presente-e-futuro/
(7) https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/05/riarmo-europa-welfare-pensioni-tasse-notizie/8409577/
(8) https://it.euronews.com/salute/2026/06/03/liste-dattesa-nella-sanita-europea-i-paesi-peggiori-in-classifica
venerdì, 26 giugno 2026
In copertina: Portraits, Cuba, da Pixabay


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