Il ritratto come riflessione sul fare arte
di Simona Maria Frigerio e Luciano Uggè
Come alla Tate Modern, anche a Villa Rospigliosi, possiamo dire che il secondo step della mostra, Promemoria personale (ad uso pubblico), è basato su una scelta tematica: quella del ritratto, declinato in espressioni concettuali e artistiche differenti quanto un ritratto di George Dyer di Francis Bacon e quello del contadino con la figlia di American Gothic – firmato Grant Wood.
Non volendo elencare ogni opera in esposizione con pedissequa pedanteria, vi suggeriremo alcuni filoni di ricerca e lasceremo a voi scoprire a quale autore risalire.
Iniziamo da un’opera che campeggia a sinistra dell’entrata, a metà strada tra Au lit di Édouard Vuillard, che abbiamo ammirato anni fa al Musée D’Orsay (ex stazione ferroviaria trasformata dalla nostra Gae Aulenti) e le Solarizations di Man Ray. Anche qui avvertiamo l’asciutta astrazione delle forme del Maestro Nabis unita alle tecniche che trasformarono la macchina fotografica da riproduttrice del reale a medium per indagare il liminale tra coscienza e onirismo, erotismo e sberleffo dada.
Nella medesima sala, noterete varie espressioni artistiche del tema. A livello di scultura abbiamo di fronte a noi, ancora una volta, la mano di un novello Medardo Rosso che si confronta con una materia più ruvida, meno docile, eppure in grado di plasmare forme che paiono rivendicare la loro ragione d’esser-ci. Un urlo quasi – come quello di Munch – che scivola altrove nel moto di un panneggio à la Skopas.
Altrove, il lavoro sulla ritrattistica fotografica, soprattutto quando si tratta di miniature, rimanda, ad esempio, a un Gianni Melotti e al suo Gli angoli della Biennale (del 1976), mentre quelli che disvelano mentre velano a in Autoritratto in doppia esposizione (dell’anno precedente). Autocitandoci, nei primi: “il gioco ottico si sposa a rimandi filosofici, confermando un assunto che è insieme fisiologico e psicologico: l’organo della vista è la mente più che l’occhio”; mentre nel secondo si “respira un’autoironica costruzione del sé nell’occhio e nella mente del visitatore”. Ma anche l’insegnamento di un Cioni Carpi non è distante da certe evoluzioni, con la sua capacità di decostruire l’immagine fino a negarla.
Due dei quattro video in mostra ci hanno colpito soprattutto per le affinità con i lavori anteriori di un Bill Viola. L’attimo sospeso, la ripetizione, il riflesso, suggestioni tutte che aprono all’eterno ritorno, alla ritualità enigmatica orientale unita a un medium che, fino a pochi anni fa, era ancora analogico – e i video in mostra hanno altresì la medesima carica nostalgica di un’operazione in stile Nam June Paik.
E arriviamo a un’artista, della quale sono esposte quattro foto ma, negli ultimi anni, abbiamo ammirato per le sue installazioni in fragile equilibrio (sempre auto-citandoci) tra la metaforica instabilità, oltre che la caducità, di un’esistenza, di ogni esistenza; e la bellezza di una profusione di oggetti delicati, prestati al sostegno di improbabili piani d’appoggio: perché la nostra vita è composta da piccole cose, che assumono un senso (altro) solo se colte nella loro interezza e precarietà.
Ma poco prima, noterete un’idea di sedia di legno, e un’idea di testa scultorea. Abbiamo scritto volutamente il termine ‘idea’ per definirle in quanto questi objet assemblé, lontanissimi dall’auto-ironia dada, ci restituiscono ancora una volta liminalmente la sensazione della vecchiaia, sebbene non ci regalino una iconica testa di vecchio come avrebbe potuto essere quella del giovane e talentuoso Gabriel Giunta che, attraverso la carta, riesce a scolpire figure di una espressività paragonabili alla Pietà Rondanini.
E chiudiamo con un mixed media che coniuga la sound art a una fotografia che cela e disvela una figura animale: qui il cortocircuito si fa rispecchiamento anche tra artisti in mostra perché, in quel tenero cerbiatto, rivediamo un’opera di Michelangelo Consani, Sopra i figli dei figli il sole, che nella caducità e fragilità dell’esistenza non solamente umana trova la sua migliore espressione.
E adesso, grazie al .Pdf qui sotto, invitiamo i nostri lettori a riannodare i fili del discorso, scoprendo i rimandi e, insieme, gli artisti: un gioco per imparare insieme come l’arte sia essa stessa eterno ritorno.
La mostra continua:
Villa Rospigliosi
via Firenze, 83 – Prato
fino a mercoledì 30 settembre 2026
Promemoria personale (ad uso pubblico)
a cura di Saretto Cincinelli
Collettiva con opere di: Isabel Banal, Lorenzo Banci, Massimo Barzagli, Emanuele Becheri, Chiara Bettazzi, Francesco Carone, Antonio Catelani, Michelangelo Consani, Luisa Cortesi, Connie Dekker, Daniela De Lorenzo, Rolando Deval, Paolo Fabiani, Cristina Gozzini, Carlo Guaita, Margot Quan Knight, Cristiane Löhr, Luca Lupi, Leonardo Meoni, Paolo Meoni, Fabrizio Prevedello, Davide Rivalta, Marco Rossetti, Andrea Santarlasci, Sandra Tomboloni, Massimiliano Turco, Eugenia Vanni
Seconda inaugurazione:
domenica 7 giugno, dalle ore 10.00 alle 19.00
Seguiranno le inaugurazioni di domenica 5 luglio e 6 settembre
Ente promotore: ChorAsis-lo Spazio della Visione APS
La recensione del primo step: https://www.inthenet.eu/2026/05/22/dal-monte-sagro-al-monte-altissimo/
venerdì, 26 giugno 2026
In copertina: Una tra le opere in esposizione in questo secondo step della mostra Promemoria personale (ad uso pubblico)


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