Il monopolio politico dell’eredità basagliana
di La Redazione di InTheNet
Diritti alla Follia si inserisce in una diatriba appena sorta in merito alla candidatura del pensiero di Franco Basaglia a Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, avanzata dal Consiglio comunale di Gorizia con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia. La stessa “ha suscitato opposizioni da parte di Alberta Basaglia con l’Archivio Basaglia, di Peppe Dell’Acqua (1), di Massimo Cirri (2) e di altri”.
L’Associazione Diritti alla Follia afferma, in una nota alla stampa, che non si tratterebbe però “di obiezioni tecniche sulla candidatura, né di un ragionamento di principio sulla salute mentale: le motivazioni addotte sembrano ricondurre il dissenso non tanto al merito della candidatura, quanto alla provenienza politica dell’iniziativa”. Sempre secondo Diritti alla Follia, “il messaggio implicito è inequivocabile: il centrodestra non è legittimato a farsi promotore di un riconoscimento simbolico legato a Basaglia”.
Ci spiace – visto che condividiamo molte battaglie di questa associazione – ma dissentiamo. E soprattutto non capiamo come mai le posizioni di Diritti alla Follia e dei firmatari della petizione sarebbero contrapposte quando, in linea di principio, coincidono in gran parte.
Su Change.org si legge: “… troviamo sconcertante che in una stagione profondamente regressiva sia da un punto di vista etico che culturale – in cui a livello nazionale in tutti i contesti di cura predominano pratiche psichiatriche violente all’insegna di reparti chiusi, contenzione fisica, medicalizzazione estrema, negazione dei diritti, e in cui l’istituzionalizzazione delle persone è la norma per la gestione di fasce di popolazione portatrici di disagio o di differenze – sia stata avanzata la proposta di far riconoscere l’opera di Franco Basaglia come patrimonio dell’umanità, mettendola accanto al canto lirico in Italia, all’arte del pizzaiolo napoletano e alle eccellenze della cucina italiana”. Ora, pur rispettando “i processi di patrimonializzazione rivolti alla tutela di saperi e oggetti culturali e naturali”, i promotori della petizione denunciano che “più che di un riconoscimento, sembra trattarsi di un’ingiustificata operazione di monumentalizzazione”; mentre le istituzioni e anche molti professionisti che si occupano di salute mentale nascondono la “sistematica demolizione delle pratiche di salute mentale territoriale, nate dalle esperienze di deistituzionalizzazione, e della stessa legge 180, attraverso scellerate proposte di revisione (pensiamo al Ddl Zaffini 1179, attualmente in discussione in Parlamento, che prevede nei percorsi di cura psichiatrica l’impiego di ‘misure e trattamenti coattivi fisici’, in presenza di un ‘pericolo concreto e attuale’, l’estensione della durata dei trattamenti sanitari obbligatori e l’aumento delle sue condizioni di possibilità, l’istituzione nei dipartimenti di salute mentale di nuove imprecisate ‘unità di accoglienza e presa in carico intensiva territoriale’”. E in chiusura i firmatari tengono a sottolineare che: “Imbalsamare Franco Basaglia, la sua opera rivoluzionaria e trasformativa, in una vuota celebrazione della memoria può rappresentare il mezzo più raffinato per distruggerla. Ricordiamoci che essa non si fonda sulla creazione di un modello, magari scolpito nell’effigie di un francobollo o nella lista d’onore di un premio, ma nella capacità di rilanciare le potenzialità critiche di un pensiero contro ogni ideologia scientista e tenere viva l’attenzione ai bisogni concreti dell’altro contro qualsivoglia pratica di segregazione”.
Quindi, al di là delle posizioni politiche forse di sinistra o centro-sinistra di alcuni firmatari della petizione e di destra o radicali (che si equivalgono quando si tratti di economia capitalistica, appartenenza alla Nato e filo-americanismo) di alcuni membri di Diritti alla Follia, ci sembra che quest’ultima nella teoria e nella prassi, in tutti questi anni, si sia battuta esattamente per i medesimi obiettivi. Mentre il Ddl Zaffini va in tutt’altra direzione (3).
Del resto, giusto per fare un esempio pratico, Basaglia sarebbe favorevole o contrario all’elettroshock? La terapia elettroconvulsiva mi sembra sia ancora praticata, ad esempio, a Brescia, Comune con sindaco Pd/Verdi, +Europa, eccetera. Quindi? Se partissero dagli obiettivi, entrambi gli schieramenti, invece che dalle presunte appartenenze politiche non sarebbe più utile?
E difatti Diritti alla Follia afferma: “La deistituzionalizzazione non è patrimonio di nessuna corrente politica. È un tema giuridico internazionale attivo, al centro dell’implementazione della Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD)”.
Di conseguenza, se Pannella e Pasolini potevano rispettarsi e dialogare, pur su schieramenti opposti, perché sarebbe così difficile oggi trovare campi nei quali far convergere le forze se gli obiettivi sono i medesimi? Arroccarsi in difesa del diritto della destra o scrivere come incipit della petizione di non concordare sulle politiche di una giunta non aiuta a centrare l’obiettivo della garanzia della salute mentale nel rispetto della volontà e della dignità della persona. Questo accapigliarsi tra due parti che dovrebbero unire le forze gioca a favore di chi vuol tornare a istituzionalizzare in maniera oppressiva e coercitiva qualsiasi individuo non funzionale al sistema (capitalistico-consumistico). Ma non va nemmeno taciuto il fatto che se non si costruiscono reti sociali, se non si investe nell’assistenza e nel supporto psicologico (anche alle famiglie), nella creazione di percorsi di cura gratuiti e liberamente scelti dalla persona, nella professionalizzazione dei gruppi di auto-aiuto, nel reinserimento sociale e lavorativo di individui che abbiano avuto problemi seri di salute mentale o disagio psico-sociale e li abbiano superati, scegliendo e volendo rientrare in questa società, con tutti i suoi limiti, continueremo a fare accademia. E se destra e sinistra concordano nel destinare il 5% del Pil alle spese militari, ci spiace intravvedere un ulteriore peggioramento della situazione in ogni regione italiana. Noi che abbiamo esperienza diretta di alcune province lombarde, liguri e toscane, possiamo affermare che l’arretramento del settore è evidente.
Se è vero, come afferma Diritti alla Follia che la Legge 180 non fu redatta da Basaglia né coincide integralmente con il suo pensiero e “il superamento del manicomio non ha comportato il superamento dell’istituzionalizzazione, che continua a manifestarsi attraverso diversi istituti dell’ordinamento, quali il trattamento sanitario obbligatorio, l’amministrazione di sostegno quando utilizzata in chiave sostitutiva della volontà della persona e le misure di sicurezza psichiatriche. Chi ne rivendica il ‘patrocinio’ non sta difendendo il pensiero autentico di Basaglia: sta difendendo uno strumento normativo imperfetto, trasformato in agiografia”. Ebbene, forse non ve ne rendete conto, ma qui le parole coincidono: né lo ‘strumento’ né Basaglia vanno trasformati in monumenti! E ancora: “Lo spirito critico e innovativo dell’esperienza basagliana richiede invece un aggiornamento continuo alla luce delle più recenti acquisizioni internazionali sulla deistituzionalizzazione – non il congelamento in una memoria di parte” – e qui diremmo che anche Diritti alla Follia potrebbe togliere il ‘di parte’, visto che nel merito – voi e i firmatari della petizione – siete sulle medesime posizioni.
(1) Psichiatra e stretto collaboratore di Basaglia a Trieste
(2) Psicologo e conduttore radiofonico, già di Radio Popolare a Milano
e
venerdì, 17 luglio 2026
In copertina: Franco Basaglia (1979) in una foto di Harald Bischoff (CC BY-SA 3.0). Particolare per ragioni di layout


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