Foto e video per il mezzo secolo di Anarchy in the U.K.
di Luciano Uggè
Una mostra su una band senza musica è un ossimoro. Nonostante il video proiettato, quando la nostra Redazione l’ha visitata, la voce squinternata di Johnny Rotten non era amplificata e, quindi, il nostro consiglio è di portare con voi all’esposizione le cuffiette per ascoltare Anarchy in the U.K.:
e God save the Queen (un bel pugno nello stomaco del nazionalismo britannico nell’anno del Giubileo d’Argento di Elisabetta II):
Fatto questo, mettetevi di fronte alle foto e domandatevi: chi erano i Sex Pistols? In realtà in questa mostra si comprendono poco le loro personalità, i loro messaggi (a parte la liberazione sessuale che, nel Regno Unito, era arrivata già 15 anni prima con la Swinging London), e la carica sovversiva di una generazione ormai satura delle istanze pacifiste da Flower Power e pronta per quella rivoluzione anticapitalista che sarà risucchiata nell’edonismo individualista degli anni 80, o bruciata dall’eroina (come lo stesso Sid Vicious, morto prima di compiere i 22 anni).
La vera formazione della band, dopo diversi tentativi, è composta dal cantante Johnny Rotten, dal chitarrista Steve Jones, dal batterista Paul Cook e dal bassista Glen Matlock. I primi passi li muovono nel 1975 ma il primo singolo (di successo), Anarchy in the U.K., è pubblicato nel novembre del 1976. Solo nel 1977, al basso, arriva Sid Vicious – che era negato per la musica ma aveva il look giusto. Durerà poco: tra la pressione psicologica per essere passato da allegro fan dei Sex Pistols a star della band e l’incontro con Nancy Spungen, eroinomane, schizofrenica e giovanissima statunitense di origine ebrea, la sua vita artistica e reale durerà una manciata di mesi. Nancy sarà accoltellata, forse proprio da Sid (ormai perso nel gorgo dell’eroina in cui lo aveva precipitato Nancy), il 12 ottobre 1978; e Sid morirà ancor prima di aver cominciato a vivere, per overdose, il 2 febbraio 1979.
Nel frattempo, la meteora dei Sex Pistols si sarebbe già schiantata a terra. Rotten se n’era andato dalla band nel 1978 e i Sex Pistols, ormai senza il loro frontman, si sciolsero a fine anno.
Ma di tutto questo, come delle loro performance scabrose e violente, delle loro interviste scurrili e viscerali, dei loro abiti ‘di scena’ che consacreranno il look fetish di Vivienne Westwood (il cui marito, Malcolm McLaren, sarà il manager del gruppo) cosa emerge dalle foto? Poco o nulla. Purtroppo. John Tiberi riprende questi fab four (scusate il paragone non certamente gradito dai Sex Pistols) mentre salgono o scendono dagli aerei, mentre sono in volo o porgono un borsone per il controllo al metal detector (magari avesse scattato una foto a Steve Jones mentre vomitava su alcune vecchie signore, all’aeroporto di Heathrow, come raccontava The Rolling Stones).
Le uniche immagini davvero iconiche, in quanto immortalano un preciso momento storico, sono quella dei quattro a Berlino, davanti alla Porta di Brandeburgo, con il cartello che avverte che quella è la Germania Ovest e, sempre di loro quattro, su una piattaforma di controllo lungo il Muro che separava i due blocchi contrapposti (mai così attuale).
Forse questa è una mostra solo per chi conosce davvero i Sex Pistols perché dalle poche immagini nessuno, oggi, potrebbe capire la rabbia e la carica sovversiva di un gruppo e un movimento, il punk britannico, che non solamente partorirà band come The Clash, critiche nei confronti dell’intero sistema socio-economico capitalista, colonialista e consumista ma anche come i Joy Division, i cantori dell’alienazione (con la voce profonda del fragile Ian Curtis, morto suicida a soli 23 anni).
Perché eravamo tanto arrabbiati? Forse basta osservare la passività del presente di fronte al genocidio di Gaza per capirlo.
La mostra, nell’ambito di Lucca Film Festival 2026, continua:
Palazzo Guinigi
via Guinigi, 29 – Lucca
fino a venerdì, 2 ottobre 2026
John Tiberi: Punk Gaze 50 Years
a cura di Alessandro Romanini
una mostra fotografica e video per i 50 anni di Anarchy in the U.K. dei Sex Pistols
venerdì, 18 settembre 2026
In copertina: La Locandina dell’inaugurazione della mostra


Over the Real 2026
Riflessi(oni) e interferenze
Luciano Pera. L’ultimo archeologo
C’era una volta il clan dei Peranakan
Promemoria personale (ad uso pubblico)
Superflex e Jean-Marie Appriou a Palazzo Strozzi