Il ruolo della UE e dell’Egitto nel ‘furto del gas palestinese’
di La Redazione di InTheNet (traduzione di Simona Maria Frigerio)
Ormai è acclarato anche da esperti e media super partes che il riconoscimento dello Stato di Palestina darebbe allo stesso la possibilità di sfruttare le risorse di gas presenti, in mare, a 36 chilometri dalla costa di Gaza. Il libro di Michael Barron, The Gaza Marine story. The Politics and Intrigue Behind Palestine’s Untapped Gas Wealth (reperibile anche online in inglese), ipotizza che il giacimento potrebbe valere 4 miliardi di dollari e che il Governo palestinese potrebbe usufruire di una rendita di 100 milioni di dollari l’anno per almeno 15 anni. Questo significherebbe che il nuovo Stato avrebbe almeno una base per la ricostruzione delle infrastrutture pubbliche vitali – strade, acquedotti, fognature, ospedali, scuole e università (in pratica, tutto quanto ha distrutto indiscriminatamente e scientemente Israele).
Molti osservatori, citati anche da The Guardian, motivano l’assalto dell’esercito israeliano a Gaza proprio con il desiderio di assumere il controllo dei giacimenti offshore palestinesi, e prevenire la paventata crisi energetica di Israele. Il che, se avvenisse, sarebbe letto, a posteriori, da altri osservatori come l’ennesimo successo dell’unica democrazia del Medio Oriente, capace di far fiorire il deserto (basta non rivelare che lo fa dirottando l’acqua dei pozzi dei palestinesi).
Il ruolo degli italiani, ‘brava gente’, e dell’UE, vessillo di democrazia
Tra i primi colossi energetici a muoversi per lo sfruttamento dei giacimenti ci sarebbe stato l’ENI – che avrebbe già ricevuto una diffida da uno studio legale che rappresenta gruppi palestinesi in difesa dei diritti umani (come afferma in un articolo di qualche mese fa The Guardian). La Palestina rivendica per il proprio popolo circa il 62% delle aree marittime interessate dal progetto. Le stesse rientrerebbero nella zona economica reclamata nel 2019, dopo l’adesione dell’Autorità Nazionale Palestinese alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, ossia il Trattato internazionale che stabilisce il quadro giuridico per tutte le attività negli oceani e nei mari – ovviamente non riconosciuto dalla ‘democratica’ Israele.
Dal canto suo, l’ENI ha emesso un comunicato ufficiale (dopo aver ricevuto la diffida), nel quale afferma che “nessuna concessione è stata ancora rilasciata e nessuna attività di esplorazione è in corso”.
Ma è l’intera Unione Europea che rischia di infrangere il diritto internazionale (cosa che, del resto, fa da anni con le sanzioni unilaterali contro la Russia). Infatti è accusata di ‘calpestare i diritti dei palestinesi’ con il Trattato firmato con Israele ed Egitto per l’importazione di gas, attraverso un gasdotto (l’EMG), che corre lungo la costa della Striscia di Gaza e, quindi, attraversa le acque territoriali palestinesi.
Senza alcuna considerazione per i diritti dei palestinesi, la Commissione Europea è dall’inizio dell’Operazione Militare Speciale russa in Donbass che cerca accordi energetici con Israele. Nel giugno 2022 ha firmato con Israele ed Egitto il MoU (1), un Memorandum of Understanding con il fine di “permettere una stabile fornitura di gas naturale alla UE”. E proprio il gasdotto EMG, secondo Global Witness, gioca un ruolo importante nell’esportazione di gas da Ascalona (in Israele) ad Al-Arish in Egitto, dove è liquefatto per il trasporto verso l’Europa (2). Ma il gasdotto sarebbe stato “costruito e gestito unilateralmente da Israele senza il consenso delle autorità palestinesi, e alla Palestina non è stata data l’opportunità di stipulare nessuna condizione finanziaria, ambientale o normativa”. Sempre per i legali intervistati da GW e che difendono il diritto dei palestinesi: “questo è un altro esempio di come Israele infranga le leggi internazionali, continuando a negare la sovranità palestinese”.
Non solo, secondo la Convezione di Ginevra, Israele – come potenza occupante – non può sfruttare i territori occupati solo a proprio beneficio, ignorando le legittime rivendicazioni e i bisogni della popolazione locale. E se non bastasse, la Corte di Giustizia Internazionale dell’ONU, ancora a luglio 2024, ha ordinato a Israele di porre fine all’occupazione – il che non significa che fino ad allora tale occupazione fosse legittima ma, semplicemente, che ora vi è una sentenza ufficiale a ribadirlo ‘nero su bianco’. In cifre, per i circa 19 miliardi di dollari di gas – che sono transitati tra il 2020 e il 2024 nelle acque palestinesi senza il consenso dell’ANP – i palestinesi non hanno ricevuto alcun diritto di transito. E il gasdotto è gestito dalla statunitense Chevron. A beneficiarne maggiormente, tra il 2020 e il 2024, secondo le analisi di Global Witness relative ai dati di Rystad Energy, sarebbero stati la Spagna, l’Italia e la Francia, che hanno acquistato circa la metà delle esportazioni, per un valore di 9 miliardi di dollari.
Ma secondo gli Accordi di Oslo del 1993 l’Autorità Nazionale Palestinese avrebbe dovuto esercitare i propri diritti giurisdizionali “sulle acque territoriali, il sottosuolo, e avere il potere di legiferare sull’esplorazione di giacimenti di petrolio e gas, concedendo le relative licenze”, afferma sempre Barron nel suo libro.
Fare affari con un Paese che commette un genocidio
Mentre l’Europa – che ha allegramente bombardato e invaso Paesi in mezzo mondo – si straccia le vesti in difesa dell’Ucraina, Amnesty International già nel 2024 ha concluso di avere “abbastanza prove che Israele ha commesso e continua a commettere un genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza” (3).
“Il report di Amnesty International dimostra che Israele ha condotto azioni proibite dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, con l’intento specifico di sterminare i palestinesi a Gaza. Queste azioni includono uccisioni, il causare danni mentali o fisici e l’infliggere deliberatamente ai palestinesi di Gaza condizioni di vita calcolate per ottenere l’annientamento fisico della popolazione. Mese dopo mese, Israele ha trattato i palestinesi di Gaza come un gruppo subumano indegno dei diritti e della dignità riservati agli esseri umani, dimostrando il suo intento di distruggerli fisicamente”, ha denunciato Agnès Callamard, Segretario Generale di Amnesty International (3). E spiace scrivere che proprio la disumanizzazione operata a carico del popolo palestinese, da Israele, è comparabile a quella compiuta dai nazisti contro gli ebrei.
Sempre nel medesimo rapporto, Amnesty denuncia lo sfollamento interno e il divieto per i palestinesi scacciati dalle proprie terre con la Nakba, nel 1948, di tornare a ‘casa’ – come garantito dalle leggi internazionali; così come l’ignavia dei Governi che pretendono di non avere il potere per fermare Israele – dopo essersi macchiati per decadi di garantire l’impunità all’unica democrazia del Medio Oriente.
Noi siamo innocenti?
Grazie alla lacrimuccia versata per i bambini palestinesi e alla decisione di proseguire – con la carne da macello ucraina – la guerra in Donbass per difendere i ‘valori di libertà e democrazia’, le popolazioni europee si sentono a posto con la propria coscienza e hanno trascorso le Feste natalizie tra regali, panettoni e Babbo Natale di importazione. Ma siamo davvero così innocenti? Al di là dello sfruttamento di risorse e suolo di quello che dovrebbe essere uno Stato sovrano da oltre 70 anni, non abbiamo in nessun modo contribuito a infiammare il pianeta nel 2025?
Una risposta a questa domanda ci viene dal contenzioso apertosi in Sardegna sull’ampliamento della Rwm – controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall (la stessa azienda che, durante la pandemia, nonostante abbia sospeso per un breve periodo la produzione, era considerata tra le attività ‘essenziali’ come precisava l’Ansa: «Le azioni concordate e realizzate negli stabilimenti di Domusnovas, Musei e il magazzino di Iglesias, sono conformi al Protocollo e non esistono condizioni ostative alla prosecuzione dell’attività lavorativa»). Euro News informa che l’attuale impasse politico sull’ampliamento della fabbrica mette a rischio alcune commesse, tra le quali “spiccano le loitering munitions, droni armati capaci di restare in volo a lungo su un’area e colpire il bersaglio una volta individuato, ormai protagonisti dei conflitti più sanguinosi, dall’Ucraina al Medio Oriente”. Il meglio del Made in Italy, ovviamente.
Le mani sporche, ce le abbiamo tutti: europei e italiani compresi. Ma la nostra Europa assomiglia sempre più a un verso di Shakespeare: “Ora sente il suo titolo pender[le] addosso come la veste d’un gigante sul nano che l’ha rubata”.
(1)
(2) https://globalwitness.org/en/campaigns/fossil-fuels/eu-risks-breaching-international-law-over-israeli-gas-deal-legal-experts-say/
(3) https://www.amnesty.org/en/latest/news/2024/12/amnesty-international-concludes-israel-is-committing-genocide-against-palestinians-in-gaza/
venerdì, 16 gennaio 2026
In copertina: Foto di Save Palestine da Pixabay

